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Quando finirà la lotta di interessi in Libia?

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Alla luce del clima di disordine in Libia, l’Egitto fa da mediatore nel ripristinare stabilità e sicurezza nella regione

Di Fouad al-Touni. Elaph (08/01/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

I gruppi terroristici rappresentano il motore principale agli avvenimenti in Libia dinanzi all’indifferenza occidentale che ha permesso il dilagare di armi e terrorismo nella regione.

Ampie zone della regione sono infatti divenute terreno fertile per organizzazioni terroristiche come Daesh (ISIS) o Ansar al-Shari’a, finanziate in denaro e armi da potenze mondiali e regionali al fine di creare disordine in Libia e soprattutto in Egitto. Da qui la prontezza egiziana a metter fine a tali pericoli che minacciano la sicurezza nazionale e a preservare l’unità del territorio libico, mostrando di recente un certo attivismo diplomatico quando il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha incontrato il generale libico, Mahmoud Hajaz, lo scorso 12 e 13 dicembre al Cairo in vista di una soluzione alla crisi. Sono stati proposti alcuni emendamenti ai precedenti accordi di Skhirat, tra cui la rettifica del I comma della sezione II dell’articolo 8 che rimanda alla carica del leader supremo dell’esercito nazionale, e si è insistito sull’indipendenza dell’istituzione militare lontana da qualsiasi disputa politica, sulla revisione della costituzione del Consiglio di Stato e del Consiglio presidenziale, così com’è stato suggerito di fissare un incontro di due settimane a seguito di tale sessione per discutere delle dovute soluzioni da attuare.

Dall’altra parte, l’Occidente, Washington e i partiti arabi credono di poter mantenere un sistema di governo in Libia sotto l’ombrello delle Nazioni Unite rappresentando una minaccia per l’Egitto, al fine di consumare le sue capacità. In questo senso, abbiamo assistito alla nomina prima di Bernardino Léon e poi di Martin Kobler come inviati delle Nazioni Unite al fine di esercitare pressione sulle fazioni libiche e accettare le soluzioni proposte da Washington. Ma l’Egitto è consapevole delle sue responsabilità, specie nei confronti della Libia, e una soluzione potrà avvenire solo dal Cairo. L’attenzione è ora rivolta alle fazioni terroristiche presenti sul territorio e a quelle milizie che ricevono sostegno dai paesi occidentali, regionali e arabi.

Proprio la Lega Araba è stata a lungo assente dallo scenario libico, che ha tentato di recente di nominare come suo inviato il tunisino Saleh al-Din al-Jamali. Ma la questione è molto più grave della nomina di un inviato speciale e sembra non preoccupare minimamente l’Occidente intento a curare i suoi interessi a scapito del popolo libico. Ecco perché si insiste su un accordo libico mediante un chiaro programma rilasciato dal Cairo che ponga fine alla divisione e instabilità nel paese.

Credo che l’Egitto non accetterà il controllo dei gruppi terroristici nella regione in quanto questi ultimi mirano a creare ostilità tra i due Paesi vicini e non si fermerà fino a quando non venga ristabilita la sicurezza e la stabilità in Libia e nell’oceano arabo, africano e islamico, così da completare il processo di formazione di istituzioni dello stato libico e dell’esercito nazionale, della polizia e della magistratura che richiedono un intervento immediato prima che sia troppo tardi. 

Fouad al-Touny è uno scrittore e giornalista egiziano.

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