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Femminismo in Marocco: quando le donne lottano contro l’ingiustizia

Zoom donne maroccoDi Zhour Baqy. Hespress (29/12/2013). Traduzione e sintesi di Maryem Zayr.

“Femminismo”: un termine che terrorizza molti uomini, considerato una minaccia per il loro monopolio sulle decisioni e sul potere. Per molti secoli, le donne hanno subito l’ingiustizia della società maschilista, dettata dalle oppressioni e dall’inferiorità che ha posto la figura della donna in secondo piano rispetto a quella dell’uomo.

Nella società marocchina, il codice di statuto personale ha privato la donna del diritto all’istruzione e all’occupazione, condannandola così a dover obbedire al proprio marito in quanto unico leader che provvede al mantenimento della famiglia.

Tuttavia, il Marocco, rispetto ad altri Paesi arabi, ha fatto grandi passi avanti verso una vera emancipazione femminile. Sono molte le donne emerse come scrittrici, politiche, giuriste e artiste che hanno difeso la figura della donna contro quella dell’uomo che si rifiuta di condividere la parità nella vita sociale, ma che hanno anche lottato contro le donne che paradossalmente sostengono questo pensiero maschilista, considerate tradizionaliste o semplicemente convinte del loro ruolo a servizio dell’uomo.

Molte scrittrici marocchine hanno giocato un ruolo fondamentale nel descrivere la vita della donna, usando la propria penna come arma contro la società maschilista. Queste scrittrici, come Fatima al-Marnissy, nata a Fez in una famiglia conservatrice, hanno raccontato la vita segregata di molte donne in una società tradizionalista. Fatima Al-Marnissy è stata molto criticata per i temi trattati nei suoi libri, elaborati e scritti dopo numerosi viaggi all’estero durante i quali ha analizzato i vari aspetti della figura della donna nella società occidentale mettendola a confronto con quella della società marocchina.

Samia Nouman, sociologa marocchina, ha invece scelto come tematica di punta il sesso, considerato un tabù. Nei suoi racconti, Samia ha condotto la sua lotta per la libertà femminile affrontando temi come il matrimonio precoce, la verginità, il divorzio e la poligamia.

Anche l’ambiente cinematografico ha aperto le porte all’interpretazione di personaggi ispirati a donne emancipate. A partire dagli anni ’80, sono comparse le prime donne nel campo della realizzazione cinematografica: in Marocco, la prima è stata Farida Belyazide, che nel 1982 ha girato “Al-Jamra”, un film ulla realtà delle donne marocchine e del mondo arabo. Tra gli altri film girati da Farida, ricordiamo “Khwanita, la ragazza di Tangeri”, “La strada delle donne” e “Zainab”.

Considerata la madre dei diritti femminili in Marocco, Zhour al-Alaoui, eletta due volte “Donna dell’anno”, ha dedicato la sua vita alla causa delle donne. Appartenente al movimento democratico, ha contribuito alla fondazione di molte organizzazioni e associazioni, come l’Organizzazione marocchina per i diritti umani e il UAF, il Centro per la lotta contro la violenza sulle donne. Nata a Fez da una famiglia di sufi, Zhour ha combattuto contro l’occupazione francese. Dopo l’indipendenza, si è unita all’Unione socialista delle forze popolari e ha lottato per la causa femminile riuscendo a coinvolgere molte donne all’interno dei partiti di sinistra marocchini.

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Roberta Papaleo

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