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Fallujah e le città che non muoiono

Fallujah Iraq

Di Haifa Zangana. Al-Quds al-Arabi (31/05/2016). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

Si dice che la città di Fallujah sia sotto costante assedio da due anni. Dicono anche che chi riuscirà a entrarvi la libererà dalle mani di Daesh (ISIS), dai bombardamenti, dalla distruzione, dall’esodo delle sue donne e dei suoi bambini, salvandoli dall’assedio, dalla fame e dalle malattie. Ma questa bugia, che merita di essere annoverata tra le fandonie inventate dai politici iracheni e riciclate dai media, rivela un’altra verità: Fallujah era e continua a essere la spina nel fianco degli invasori e dei suoi governanti. Il suo assedio non è nato oggi, né due anni fa, e la storia ha assistito più e più volte all’annuncio della sua liberazione. Li conosciamo bene i discorsi degli invasori: dagli occupanti inglesi degli anni Quaranta agli americani che avevano apertamente dichiarato di essere venuti come liberatori, alle milizie iraniane che vogliono combattere Daesh, con la sua roccaforte proprio a Fallujah.

Ma Fallujah è la città della resistenza, è la città che ha rifiutato la sottomissione quando si è opposta alla più grande potenza militare del mondo. La sua gente si è rifiutata di chinare il capo, come fecero altri, e di leccare le scarpe dell’occupante straniero; gli invasori hanno tentato di distruggerla con l’uranio impoverito e il fosforo bianco; l’ex primo ministro Nuri al-Maliki l’ha bombardata con barili esplosivi.

Tuttavia la città non è sotto assedio in quanto roccaforte di Daesh. Forse Daesh esisteva già negli anni Quaranta quando il popolo di Fallujah combatteva contro l’occupazione inglese? O quando volevano imporsi gli americani? Le campagne di disinformazione, preparate e diffuse dai governi di occupazione che si sono susseguiti, mostrano che, partendo dal governo laico di Iyad Allawi a quello di Nuri al-Maliki e Haidar al-Abadi (entrambi del partito islamico Da’wa), vi è una politica precisa per cancellare Fallujah e la sua gente. Dalle dichiarazioni settarie ai chiari appelli per disfarsi dei suoi cittadini dipinti come se fossero un cancro da debellare, tutto indica la paura annosa di una città che resiste incessantemente di fronte a una politica di cambiamento dell’identità nazionale irachena. Il diretto intervento iraniano ha messo in trappola e ha terrorizzato la popolazione di Fallujah, che ora affronta la mancanza di cibo, acqua ed elettricità.

Il settarismo, da quando ha assunto il potere, ha cancellato l’identità nazionale degli iracheni e ha cercato di cambiare le caratteristiche comuni della società: cambiando i nomi delle strade e delle città, demolendo monumenti pubblici nel tentativo di cancellare la memoria collettiva del popolo attraverso la rivendicazione di simboli religiosi e marginalizzando le persone nella società. Si inizia con il cambiare i nomi per finire ad assediare e bombardare. Ora a Fallujah ci sono 50 mila persone sotto l’assedio di un regime settario che non conosce altra lingua se non quella della distruzione nascondendo la sua corruzione sotto il velo di una vittoria immaginaria, un regime che finge di non vedere la verità: i popoli e le città non muoiono. Non è morta Cartagine sotto la distruzione dell’esercito romano e non è morta Hiroshima sotto la bomba atomica, entrambe sono rinate.

Haifa Zangana è una scrittrice irachena.

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Redazione

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