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Il fallimento dello “Stato” arabo

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Di Talal Salman. As-Safir (06/07/2016). Traduzione e sintesi di Emanuele Uboldi.

È fallito lo “Stato” nella nazione araba, da est a ovest. A malapena c’è differenza tra repubbliche, monarchie ed emirati.

Già da tempo sono venute meno l’“indipendenza” e la “decisione nazionale indipendente”, e la scusa è presto pronta: il mondo si è rimpicciolito tanto da diventare il villaggio globale e il potere è detenuto dai più forti, che solitamente sono i più ricchi. Anche l’Europa, lanciata verso l’“Unione”, ha visto tremare le proprie fondamenta con la Brexit. Va da sé quindi la condizione degli arabi, che hanno abbandonato il sogno dell’unità e della federazione già da molto tempo; i loro Stati sono sempre stati deboli, lottano tra loro da quando hanno aperto le porte all’ingerenza straniera, e a questa chiedono aiuto gli uni contro gli altri.

La natura politica di metà degli Stati era di tipo emergenziale o di nuova istituzione (come la Giordania, fondata come conseguenza diretta del progetto di Israele e la cui natura non aveva precedenti), mentre dall’altro lato il gas e il petrolio sono state le cause del cambiamento degli sceiccati, che precedentemente non conoscevano la forma statuale, in “Stati” ricchi e quindi influenti.

Improvvisamente, a causa delle strategie prima del Regno Unito e poi degli USA, e senza alcuna relazione con la volontà dei propri popoli, questi sceiccati sono diventati degli stati grazie al petrolio e al gas che possiedono; gli stranieri hanno costituito delle fonti di enorme ricchezza proponendo un sistema “pro indipendenza”, sotto la protezione dallo sfruttamento delle ricchezze nascoste nel deserto e nel mare.

Lo “Stato” si è quindi slegato dall’“identità”: Kuwait, Qatar, Bahrein e Emirati sono Stati. Intanto, l’“identità” è venuta meno nel nome della Repubblica dello Yemen e della Jamahiriya di Gheddafi, mentre ha preso posto nella Repubblica Araba d’Egitto, anche dopo il fallimento dell’esperimento della Repubblica Araba Unita. Spesso la denominazione era “simbolica”, senza incarnarsi nell’identità politica in direzione del federalismo, ma come conferma dell’identità inclusiva di questi popoli, e quindi poi degli Stati.

Gli “arabi” sono praticamente usciti dalla loro identità inclusiva, e un altro indizio palpabile è la lotta della Lega Araba per rinnegare ciò che unisce gli arabi in primo luogo, e fondamentalmente la questione palestinese, l’obbligo della sua liberazione e difesa dall’operazione di cancellazione sistematica dell’identità (araba) come risultato pratico e dialettico di resa all’esistenza israeliana e alla sua supremazia sugli Stati arabi uniti, con una sostanza che lo fa apparire l’unico “Stato” nella regione, per il momento.

Probabilmente un’allucinazione dovuta al digiuno con la fine del Ramadan è la scommessa sul cambiamento della situazione di questa Umma, alla luce delle politiche di Stati che fuggono dalla lotta contro il loro unico nemico Israele verso una guerra sanguinosa tra poveri “fratelli” con svariate motivazioni estranee alla dialettica di interessi condivisi ma comunque legate a un unico destino.

Ed ecco come Israele si mostra come l’unico Stato in terra araba, almeno fino a quando non si farà avanti qualcun altro.

Talal Salman è fondatore e direttore di As-Safir, oltre a pubblicare sul giornale egiziano Al-Shorouk.

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