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Fairouz: divieto di entrare in America?

Di Hassan Haidar. Al-Hayat (26/12/2013). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Fairouz non si è affrettata a smentire le dichiarazioni di suo figlio Ziad Rahbani sul “suo forte amore” per il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Gli Stati Uniti, che considerano il partito come un’organizzazione terroristica, potrebbero presto emanare un’ordinanza che vieti alla cantante libanese di entrare nel territorio americano e inserire il suo nome nella lista delle sanzioni finanziare. Dal momento che Ziad non ha specificato se sua madre ami “il braccio armato” o il “braccio politico” del partito, gli stati dell’Unione Europea potrebbero trovarsi obbligati a prendere un provvedimento simile come misura precauzionale. Questo potrebbe costringere i libanesi e gli arabi della diaspora a nascondere i dischi e le canzoni di Fairouz perché diventerebbero banditi e comprarli e ascoltarli sarebbe punito con multe e, forse, la prigione.

Una mossa come questa, da parte di Stati Uniti ed Europa, non sarebbe sorprendente ed è stata preceduta da azioni simili portate avanti dagli Stati arabi, che hanno boicottato artisti, attori e cantanti vietandogli di entrare nel loro territorio dopo aver visitato Israele, aver indossato la kippah ed essersi fermati davanti al muro del pianto. Tuttavia, in un nuovo clima di negoziazione positiva tra Occidente e Iran, gli americani e gli europei potrebbero non dare importanza a Fairouz e chiudere un occhio sulla sua posizione, perché le rivelazioni sono venute dopo l’inizio dei negoziati.

Ad ogni modo, il problema potrebbe persistere se “l’amore” di Fairouz per Nasrallah si estendesse anche al suo intervento in Siria. In realtà, però, anche se Ziad ha annunciato il suo sostegno a Bashar al-Assad, per quanto riguarda la madre non ha fatto dichiarazioni su un possibile supporto al presidente siriano o alla partecipazione dei combattenti di Hezbollah nel conflitto. Nonostante ciò, le dichiarazioni di Ziad sulle intime inclinazioni di sua madre significano che anche lei non sostiene “il Fronte al-Nusra“, né “Daish” (lo Stato Islamico in Iraq e Siria), per non parlare de “l’Esercito Libero” e la “Coalizione Nazionale” che sono antagonisti di Nasrallah. Inoltre, non vuole che i manifestanti pacifici delle città, i paesi e la campagna siriani usino delle frasi modificate delle sue canzoni per deridere il regime di Assad e chiedere le sue dimissioni.

Ma la cosa più importante è che “l’amore” di Fairouz potrebbe diventare un argomento di discussione nella conferenza di “Ginevra II”, soprattutto dal momento che l’inviato arabo e internazionale incaricato della sua organizzazione, Lakhdar Brahimi, porta nel nome lo stesso “colore” di quel Libano (akhdar in arabo significa verde) in cui per lungo tempo ha cantato Fairouz e questo potrebbe insinuare dubbi sulla sua imparzialità.

Non sarebbe stato meglio se Fairouz si fosse limitata a cantare e ci avesse lasciato “amarla”, invece di schierarsi?

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Viviana Schiavo

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