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Evasione fiscale, una sfida per i paesi arabi

Di Lahcen Achy. Al-Hayat (02/02/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

A differenza dei paesi arabi produttori di petrolio, quelli non produttori si basano sul gettito fiscale per coprire la spesa pubblica. Ma poiché hanno difficoltà nell’acquisire entrate fiscali sufficienti, sono costretti a ridurre gli investimenti, ricorrere agli aiuti stranieri o chiedere prestiti.

La causa principale delle basse entrate statali in molti paesi arabi è l’evasione fiscale da parte di individui e imprese: basti pensare che gli introiti derivanti dalle tasse non superano il 15% del PIL in Egitto e Giordania, il 20% in Tunisia e il 25% in Marocco, rispetto al 35% nei Paesi OCSE.

I paesi arabi non produttori di petrolio sono dunque alla ricerca di un modo per incrementare l’adempimento degli obblighi fiscali, così da generare maggiori ricavi e mantenere sotto controllo il debito pubblico.

L’evasione fiscale prevede una serie di misure illegali alle quali le persone fisiche e giuridiche ricorrono per eludere i propri oneri. La perdita di entrate come conseguenza dell’evasione fiscale ha due dimensioni: la prima è locale e comprende gli utili non dichiarati nel settore informale, nonché le denunce parziali dei guadagni derivanti da attività regolari; la seconda è internazionale e riguarda lo spostamento dei conti correnti delle società multinazionali da un paese all’altro per usufruire di una tassazione più favorevole, come pure i capitali depositati illegalmente in banche offshore.

Per affrontare efficacemente il problema dell’evasione fiscale, è opportuno considerare cinque fattori. Primo, una delle principali ragioni del fenomeno è la debolezza e la corruzione delle istituzioni politiche, giuridiche ed amministrative.

Secondo, spesso (ma non sempre) è l’elevata pressione fiscale a determinare l’evasione. Più in generale agli occhi dei contribuenti è importante che il governo sia legittimo e che risulti trasparente nel modo in cui gestisce il denaro pubblico.

Terzo, la riduzione dell’evasione fiscale passa anche attraverso le competenze tecniche e l’efficacia dei servizi fiscali nazionali: computer e software specializzati possono aiutare a controllare meglio i conti dei contribuenti, mentre sanzioni più pesanti fanno da deterrente.

Quarto, uno dei motivi alla base di basse entrate statali oltre all’evasione è il ricorso eccessivo ed inefficiente alle esenzioni fiscali. Nei Paesi arabi si tratta di una pratica molto diffusa, poco trasparente e soprattutto influenzata da gruppi d’interesse privati.

Quinto, periodicamente i governi ricorrono ai condoni fiscali per dare agli evasori la possibilità di regolare i conti. Questo ha un impatto positivo immediato sulle entrate statali, ma è frustrante per il contribuente onesto.

In conclusione, i paesi arabi non produttori di petrolio hanno bisogno di un sistema fiscale del quale i contribuenti possano fidarsi. Equità, trasparenza, requisiti e procedure chiare e semplici sono i fattori chiave per una riforma volta a ridurre l’evasione.

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Cristina Gulfi

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