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Europa: ecco da dove comincia la terza Intifada

Di Fahmi Sharab. Maannews (18/02/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Il boicottaggio economico di Israele che si sta verificando in Europa è uno degli ultimi (e più grandi) strumenti di pressione che ricade sulle strette relazioni tra le due parti. Infatti, come il giornalista americano Thomas Friedman ha ricordato, questa forma di protesta non violenta può essere considerata come una terza intifada iniziata dall’Europa, dove, per la prima volta, le sfere economiche coinvolte nel boicottaggio hanno iniziato a espandersi, arrivando a comprendere aziende, banche, università, centri di ricerca e accademici, i quali si rifiutano di avere rapporti d’affari con gli insediamenti.

Di recente, Martin Schulz, il presidente del Parlamento Europeo, ha tentato di tranquillizzare la Knesset che l’Unione Europea non sta attuando nessun boicottaggio ai danni d’Israele, cercando di contribuire al successo degli sforzi di Kerry per realizzare il percorso di negoziazioni con i palestinesi. Tuttavia, dopo aver richiesto la rimozione dell’assedio a Gaza, descrivendo le sofferenze e le discriminazioni della popolazione palestinese, come la questione della fruizione delle acque, Schulz, e in generale la Germania, non sono stati risparmiati da critiche, accuse insensate e espressioni razziste . Inoltre, l’uscita dall’aula di Naftali Bennett, leader del partito “La Casa Ebraica”, e di altri membri di estrema destra è stata accompagnata dal sarcasmo beffardo di Netanyahu che ha accusato Schulz di essersi adeguato a un orientamento generale che tende a distorcere l’immagine di Israele a causa delle sue politiche, senza che sia indagata la verità dai fatti.

Ad ogni modo, quello che si può osservare con precisione è che l’Europa si muove istituzionalmente in posizioni che non si basano su contingenze, su particolari tattiche o su un sentimento momentaneo e istintivo. Infatti, l’opinione pubblica europea si è espressa a favore dei palestinesi dopo aver manifestato, dichiaratamente, il comportamento ostile di Israele nei confronti del popolo palestinese.

In definitiva, la morale è che noi palestinesi siamo noi stessi i fautori del nostro destino, sappiamo dove fermarci e dobbiamo avere fiducia nelle relazioni internazionali per rafforzare il nostro ruolo all’interno e all’estero. Dobbiamo guadagnarci le battaglie nell’opinione pubblica europea e straniera, come con la Gran Bretagna, patria di Balfour; con la Francia, che ha dato supporto militare a Israele durante gli anni Settanta; con gli Stati Uniti, che hanno contribuito a implementare la sua forza; con tutti gli altri Stati che, da sempre, sono considerati un alleato e un supporto di Israele.

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Roberta Papaleo

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