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Estratti di un’intervista con il generale Tlass, ex regime al-Assad

Le Monde (01/04/2014). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Nato nel 1961 tra Homs e Hama, direttore dal 2008 dell’ufficio dei contratti al ministero dell’Interno a Damasco, il 15 marzo 2011, quando è scoppiata la rivoluzione, il generale Ahmed Tlass è stato testimone di come “i membri di una cellula posta sotto l’autorità diretta del capo dello Stato in persona hanno provato a provocare un’escalation di violenza”. Nel luglio del 2012 ha deciso di prendere le distanze dal regime al potere e oggi è rifugiato ad Amman.

Il generale ha rilasciato un’intervista a François Burgat, ricercatore presso l’Istituto di ricerche e di studi sul mondo arabo e musulmano. Eccone alcuni estratti:

Uno Stato nello Stato:

“In Siria esiste uno Stato nello Stato da cui provengono ordini che non rispettano le gerarchie di potere. Così, per esempio, non sono sempre i capi dei militari e dei membri dei servizi di sicurezza che ordinano ai loro uomini di sparare per uccidere. Il cuore decisionale è composto da ufficiali che appartengono a diversi servizi, scelti uno ad uno e che lavorano nel palazzo presidenziale”.

Elementi agitatori nelle manifestazioni:

Il primo luglio 2011, una manifestazione riunisce più di mezzo milione di persone ad Hama. “La manifestazione si è svolta senza nessun incidente. Poi, all’improvviso sono scoppiati dei colpi di arma da fuoco. Secondo un’inchiesta portata avanti dalla polizia, a sparare erano stati 22 elementi della sicurezza militare. Nessuna indagine è mai stata aperta contro di loro”.

Attentati perpetrati dal regime:

A fine giugno 2011 e a inizio 2012, degli attentati hanno scosso la città di Damasco. Il primo è avvenuto il 23 dicembre 2011, davanti alla sede della sicurezza di Stato a Kafr Sousseh; ne sono seguiti altri, il 17 marzo 2012, uno di fronte alla sede dei servizi segreti dell’aeronautica, i cosiddetti “mukhabarat jawwiyeh”, uno presso la sede della sicurezza criminale: “Tutte queste operazioni sono state volute dal regime”, afferma Tlass. Complessivamente, negli attentati sono rimaste uccise circa 70 persone, “ma vi posso assicurare che la maggior parte delle vittime che si diceva essere morte in quell’occasione erano in realtà decedute altrove e per cause diverse”, confessa Tlass.

Vai all’originale

 


Chiara Cartia

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