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Erdogan e l’indifferenza verso il destino dei musulmani in Europa

Turchia Erdogan
La facilità con cui espressioni iperboliche ed estreme vengono usate è un chiaro segno dell’allontanamento dallo spirito della democrazia

Di Gilbert Achkar. Al-Quds al-Arabi (15/03/2017). Traduzione e sintesi di Gemma Baccini.

La controversia tra gli stati occidentali e il governo turco ha provocato innumerevoli reazioni. Com’è noto, il problema è nato dalla decisione dei governi olandese, tedesco e austriaco, di vietare i comizi per il referendum costituzionale turco sul loro territorio e la partecipazione di due rappresentanti del governo turco in queste manifestazioni.

Erdogan e i suoi sostenitori hanno denunciato la antidemocraticità dei governi europei e il presidente turco non ha esitato a paragonare il loro atteggiamento al nazismo. Questo è un paragone che o scaturisce dall’ignoranza di ciò che è stato il nazismo o è un colpo tipico della retorica demagogica dei leader politici della destra populista. Il fatto è che la destra populista europea paragona i movimenti islamisti al fascismo, usando l’espressione “islamofascismo”, e annoverano proprio Erdogan in questa categoria.

La prima lezione da imparare da tutta questa confusione è che la facilità con cui queste espressioni iperboliche e estreme vengono usate, è un segno dell’allontanamento dallo spirito della democrazia.

Che l’estrema destra europea sia antidemocratica è un fatto indiscutibile. Tuttavia bisogna ricordare che essa opera all’interno di istituzioni democratiche basate sul principio del voto, gareggiando per la vittoria elettorale, ma se un partito o leader politico ottiene il sostegno delle masse ed è votato democraticamente, ciò non è affatto prova della democraticità del partito o del leader in questione.

A nessun osservatore democratico sfuggirà che Erdogan ha colto l’occasione del fallito colpo di Stato ordito contro di lui nell’estate del 2016 per imprigionare 150 mila persone, la maggioranza schiacciante delle quali non erano legate al tentatativo di golpe (e come può essere un tale numero di persone coinvolto in un’operazione che deve necessariamente essere segreta!). E come può un governante democratico fare il record mondiale di giornalisti arrestati sotto il suo governo e chiudere 16 canali televisivi, 45 quotidiani e molte altre piattaforme?

Quanto alla posizione dei governi europei, non vi è dubbio che essa sia una forma di sottomissione alle pressioni dell’estrema destra, il che, in verità, è deplorevole e vergognosa.

Personalmente condivido con questi governi il timore che la destra populista ottenga la maggioranza dei voti, un enorme disastro del quale i primi a soffrirne saranno gli immigrati musulmani in Europa. Non a caso i tre Stati europei che sono entrati in contrasto col governo turco sono quelli che ospitano la più grande percentuale di immigrati turchi, che sono il punto focale dell’odio della destra populista. Questo spiega la paura che il conflitto turco minacci la sicurezza di questi paesi, poiché i comizi di sostegno al cambiamento della Costituzione potrebbero avere in risposta comizi di opposizione sia dei turchi che dei curdi o anche molestie da parte dell’estrema destra.

Per questo  hanno applicato la legge europea in materia di diritti dell’uomo, che prevede la possibilità di limitare il diritto di riunione in una società democratica nell’interesse della sicurezza nazionale o della pubblica sicurezza.

L’insistenza della Turchia nell’organizzare i comizi non è certamente indice della volontà di proteggere la democrazia, bensì della necessità di accumulare voti, visto che un gran numero di immigrati turchi in Europa partecipano alle votazioni del loro Paese.

In altre parole, l’unica preoccupazione di Erdogan è ottenere il potere faronico a cui aspira, mettendo i propri interessi avanti a quelli degli immigrati tuchi e musulmani, tra cui mezzo milione di rifugiati siriani nella sola Germania.

Gilbert Achkar è un professore universitario e ricercatore libanese.

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