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Emirati, lo storico viaggio di Papa Francesco per promuovere il dialogo interreligioso

di Katia Cerratti

“Sono felice di scrivere sulla vostra cara terra una nuova pagina di storia fra le religioni, a conferma del fatto che siamo fratelli anche se siamo diversi”.

Questo il video messaggio che Papa Francesco ha rivolto giovedì scorso al popolo degli Emirati, in occasione dello storico viaggio che intraprenderà dal 3 a 5 febbraio nella Penisola arabica. E’ la prima volta che un Papa si reca negli Emirati e il Pontefice, da sempre fautore del dialogo interreligioso, ad Abou Dhabi incontrerà anche l’imam di Al-Azhar, lo sheykh Ahmed al-Tayeb, già incontrato nel 2017, e a marzo è atteso in Marocco. A più riprese si è infatti recato in paesi a maggioranza musulmana come appunto l’Egitto, l’Azerbaijan, il Bangladesh e la Turchia, ribadendo quel principio cardine che da sempre caratterizza la sua vita apostolica:“il coraggio e la volontà di affermare che la fede in Dio unisce e non divide, avvicina nonostante le distinzioni, lontano dall’ostilità e dall’avversione”.
Il principe ereditario Mohammed, in un tweet ha definito il Papa “simbolo di pace, tolleranza e promotore della fratellanza. Attendiamo con ansia una visita storica, attraverso la quale cercheremo il dialogo sulla coesistenza pacifica tra i popoli “.

Malgrado gli Emirati posseggano un ministro della Tolleranza, Sheikh Nahyan ben Moubarak Al Nahyan, e abbiano dichiarato il 2019 “Anno della tolleranza”, tuttavia le autorità controllano le pratiche religiose e reprimono qualsiasi forma di protesta politica o di sfruttamento della religione, giustificandosi con la necessità di evitare che si diffonda l’odio tra le comunità. Ma in un comunicato diffuso venerdì, Amnesty international ha chiesto chiaramente al Papa di sollevare la questione del rispetto dei diritti umani e di condannare la persecuzione dei dissidenti in molti paesi.

Oltre a rafforzare il legame tra islam e cattolicesimo, questa storica visita sembrerebbe attribuire a Papa Francesco un altro importante ruolo, quello di mediatore nella crisi tra Qatar e Emirati.

Appena giovedì scorso infatti, il presidente del Comitato per i Diritti umani, Ali bin Smaikh al-Marri, ha incontrato il pontefice in Vaticano, denunciando le sofferenze di migliaia di vittime dell’embargo imposto al Qatar il 5 giugno 2017 dal quartetto guidato dai Sauditi: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Egitto.

Al-Marri ha chiesto a Papa Francesco di prendere urgentemente misure umanitarie, esortando questi paesi a porre fine alle gravi violazioni e alle sofferenze delle vittime, compresi gli studenti espulsi dalle loro scuole a causa dell’ingiusto embargo imposto da più di 20 mesi.

Nell’ultimo giorno della sua visita, il Papa officerà una messa a cui parteciperanno più di 130mila persone. Si tratta della prima messa pubblica all’aperto e, secondo i media locali, sarà il più grande raduno mai organizzato negli Emirati.


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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