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Elezioni regionali in Marocco: chi vincerà la battaglia delle città?

Di Nadia Lamlili e Youssef Aït Akdim. Jeune Afrique (02/09/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Il 4 settembre, più di 14 milioni di marocchini iscritti alle liste saranno chiamati a eleggere i 24.655 membri dei consigli comunali di tutto il Paese.

L’aspra guerra di parole era iniziata già molto prima del lancio ufficiale della campagna elettorale (il 22 agosto), mentre i piccoli giochi di alleanze e i grandi intrallazzi rischiano di continuare anche dopo lo scrutinio, tanto più che in ballo ci sono sei interi consigli municipali delle città principali del Marocco (Casablanca, Rabat, Salé, Tangeri, Fes e Marrakech). Infatti, sono state le elezioni delle camere professionali dello scorso 7 agosto a dare il via alle ostilità, che si riducono al classico scontro tra il Partito Autenticità e Modernità (PAM) e il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (PJD).

Il PAM, creato nel 2008 da Fouad Ali El Himma con lo scopo di ridefinire la cartina politica del Paese e togliere terreno agli islamisti, ha di nuovo sfoderato tutta la sua potenza nel reclutare personalità importanti in seno alle camere dell’agricoltura, del commercio, dell’industria e dei servizi, dell’artigianato e della pesca marittima (408 seggi, cioè il 18,7%). Da parte sua, il PJD si è guadagnato solo 196 seggi (circa il 9%).

Con questi risultati, i leader del PAM si sono affrettati a cantare vittoria per le prossime comunali. L’8 agosto, Ilyas El Omari, numero due del partito, ma onnipresente in qualità di oppositore numero uno, aveva approfittato dell’occasione per criticare il capo del governo marocchino: “Noi avremmo voluto che Abdelilah Benkirane dimostrasse un po’ di fair play e si congratulasse con noi per la nostra vittoria, dato che noi ci siamo congratulati per i suoi risultati”.

Questo è bastato per risvegliare la natura attaccabrighe latente di Benkirane. Durante un incontro a Temara, il 16 agosto, il leader del PJD ha risposto con violenza che “il PAM è morto con la Primavera Araba”, aggiungendo che questa “corrente va contro gli interessi del Paese e della monarchia”. Benkirane aveva inoltre promesso al PAM delle “spiacevoli sorprese alle prossime elezioni, nonostante l’uso del denaro sporco e delle minacce”.

Queste accuse non sono nulla di nuovo e rievocano vecchi sospetti sul finanziamento delle campagne elettorali, cosa che potrebbe minare la credibilità dei prossimi scrutini. Il ministero dell’Interno, che assieme a quello della Giustizia supervisiona lo svolgimento delle elezioni, ha fissato delle regole molto rigide: un tetto massimo di 150 mila dirham (circa 14 mila euro) di spese per ogni candidato alle regionali e di 60 mila dirham per le comunali. Tuttavia, anche se il controllo viene fatto a posteriori, la pratica dell’acquisto dei voti rimane ancora molto diffusa.

Nadia Lamlili e Youssef Aït Akdim sono due giornalisti dell sezione Maghreb-Medio Oriente di Jeune Afrique.

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Roberta Papaleo

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