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Elezioni iraniane 2017

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Rohani bis o virata conservatrice?

Di Mohammad al-Rimawi. Al-Araby al-Jadeed (25/03/2017). Traduzione e sintesi a cura di Andrea Francesco Monaco.

L’Iran si prepara per le elezioni presidenziali del prossimo 19 maggio. L’attuale presidente, Hassan Rohani, ha dichiarato di essere pronto ad entrare in campo a fianco dei riformisti, mentre lo schieramento opposto, quello conservatore, non ha ancora nominato il suo candidato, benché le elezioni siano alle porte.

Le elezioni si basano sul voto popolare diretto, ma il vero “primo elettore” è il Consiglio dei Guardiani della Costituzione. Tale organo, composto da 12 membri, ha il potere di accettare o rifiutare le candidature. L’Ayatollah, Guida Suprema dell’Iran, nomina la metà dei suoi membri, mentre il presidente della Corte Suprema (eletto anch’esso dall’Ayatollah) nomina gli altri sei membri che devono essere confermati dal Majles, il Parlamento.

Se però dal versante conservatore sono diversi i nomi che potrebbero passare la selezione, non ci sono riformisti oltre a Rohani: l’Ayatollah li scoraggia. Ma il riformismo “à la Rohani”, tanto temuto dai conservatori, non ha cambiato nulla: l’Iran è ancora tra i primi Paesi al mondo per numero di esecuzioni, e malgrado si sia aperta al dialogo con l’Occidente, la politica estera iraniana rimane tra le mani di Ali Khamenei. Il mandato di Rohani ha visto una maggiore ingerenza iraniana nel mondo arabo; la stampa è sotto scacco; 50 concerti sono stati banditi; la discriminazione delle minoranze si è esacerbata e il regime usa Rohani perché mostra il buon viso della diplomazia e del cambiamento.

Ma la nuova campagna elettorale viene usata contro il presidente o per evitare che il Consiglio lo confermi o, in caso di vittoria, per spingerlo ad avvicinarsi alle posizioni dei conservatori. Il vero decisore, insomma, resta l’Ayatollah che supervisiona i tre poteri, e la condizione attuale dimostra che il regime ha bisogno di Rohani, il quale è riuscito a raggiungere l’accordo sul nucleare del 2015 e saprà forse negoziare con Donald Trump sull’importanza di mantenere l’accordo e di non modificarlo, eliminando le sanzioni che gravano sull’Iran da quasi 10 anni. Il Paese spera di continuare sulla strada dell’accordo per porre fine al suo isolamento internazionale, coltivare i suoi interessi economici con l’Occidente e portare avanti la politica di ingerenza nella regione araba con la connivenza del mondo.

Senza dubbio Rohani sa che il regime ha bisogno di lui in questa fase e sa di avere grandi possibilità di vittoria su qualsiasi candidato della corrente conservatrice.

Pertanto, o si avrà un Rohani bis, oppure un turbolento cambio di rotta in caso di vittoria conservatrice. Quanto alle probabilità di cambiamento, sono molto basse considerando che il presidente in Iran ha le mani legate.

Mohammad al-Rimawi è un giornalista e scrittore giordano-palestinese.

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