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Elezioni arabe

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Il popolo torna al centro del dibattito politico ma la lotta alla corruzione no

di Assem Mansur, al-Ghad (26/05/2018). Traduzione e sintesi di Mario Gaetano.

A maggio, il mondo arabo è stato testimone di tre grandi operazioni elettorali, aperte e democratiche: le elezioni in Libano, Iraq e Tunisia. Di solito, tornate elettorali libere e imparziali offrono dati importanti per saggiare l’umore popolare, gli orientamenti politici degli elettori o dei boicottatori, la loro valutazione dei candidati, le liste elettorali ecc… Tanto sono importanti i dati delle elezioni, perché nel mondo arabo sono una merce rara, come dicono quelli che le hanno seguite.

A questo proposito infatti si possono fare due annotazioni:

La prima riguarda le tre operazioni di voto che si sono susseguite, nelle quali, si è registrata una bassa affluenza alle urne rispetto al passato, che è un indice dell’aumentata frustrazione popolare e della scarsa volontà di partecipazione. Forse, questo è un fenomeno diffuso nel mondo arabo.

La seconda annotazione riguarda l’avanzata delle correnti islamiste su quelle settarie e politiche. In Libano, la coalizione sciita guidata da Hezbollah, è stata la vincitrice delle elezioni per i suoi programmi e i suoi slogan politici indirizzati al popolo. In Iraq, il blocco sciita si è diviso in tante liste (movimento di as-Sadri, unità di mobilitazione popolare irachene, partito islamico da’wa)…. . Nei primi punti dei loro programmi e nei loro slogan, tali correnti sciite hanno provato a distaccarsi dal settarismo, dall’ideologia, rivolgendo agli elettori slogan di lotta alla corruzione e potenziamento dei servizi. Quanto al partito di el-Nahda, anch’esso ha inserito al primo posto del suo programma politico i servizi d’assistenza locale.

Degno di nota è sicuramente il caso iracheno, in cui il movimento di as-Sadri ha accettato di collaborare con il partito comunista iracheno e, a sorpresa, ha primeggiato sulle altre correnti sciite, anche se di poco. Anche il partito el-Nahda si è dimostrato imprevedibile, poiché molti elettori hanno accettato la presenza di donne senza velo, le quali hanno avuto successo nelle liste del partito.

Le intromissioni interne ed esterne e le lotte di potere non sono riuscite ad oscurare le elezioni, in cui si sono susseguite le discussioni tra gli avversari con accuse di seguire questa o quella corrente; tuttavia non si può negare il fatto che tutti gli attori di queste tornate elettorali hanno provato a discostarsi dalle influenze locali ed internazionali, progredendo nella costruzione di alleanze nazionali di correnti diverse e con agende che rispondessero alle pressioni popolari.

Una decisione del genere è dovuta proprio all’umore della gente, stanca del settarismo e del populismo che danneggiano lo sviluppo e le priorità nazionali.

Uno slogan molto usato in queste tornate elettorali è stato la lotta alla corruzione, che ogni partito ha indicato come sua priorità in caso di vittoria, tuttavia né il movimento di as-Sadri o di Hezbollah o el-Nahda hanno chiarito però il modo in cui intendono combatterla, anzi sembrano del tutto incapaci di affrontare il problema.

Assem Mansur è amministratore e direttore generale del King Hussein Cancer Center

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