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Elettori, i possibili perdenti alle prossime elezioni in Turchia

Di Metin Gurcan. Al-Monitor (21/09/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Le elezioni parlamentari del primo novembre avranno un effetto diretto sulla democratizzazione della Turchia, il corso che adotterà il Paese e il modo in cui si evolverà la spirale di violenza che lo ha travolto dal 20 luglio. Ma il principale problema delle elezioni sarà come garantire la sicurezza nelle 22 province a prevalenza curde dell’est e del sud-est della Turchia e se i risultati del voto rifletteranno la volontà degli elettori.

La vera competizione in quelle province sarà tra il Partito Democratico del Popolo (HDP) e il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP). L’HDP ha avuto grande successo alle elezioni del 7 giugno, ma non è potuto diventare il rappresentante principale della politica curda, sotto l’ombra del potere armato del Partito Curdo dei Lavoratori (PKK) e dell’AKP dominante, che sembra essere sostenuto dalle forze di sicurezza dello Stato.

È ovvio che lo scopo del presidente Recep Tayyip Erdogan nelle prossime elezioni è ripristinare l’AKP come unico partito di governo. È l’unico modo in cui Erdogan sarebbe in grado di raggiungere il suo obiettivo fondamentale di una presidenza esecutiva. Se l’HDP riesce di nuovo a superare la soglia di voto del 10% probabilmente determinerà la possibilità dell’AKP di essere nuovamente unico partito di governo e la capacità del medesimo partito di avere il 60% dei parlamentari necessari per far passare le modifiche costituzionali volute da Erdogan. Le elezioni di novembre ci diranno anche se l’HDP può essere il motore trainante della sinistra turca. Ma le elezioni, al di là della ramificazioni politiche, sono diventate una lotta per la dignità del movimento politico curdo. 

La sicurezza delle elezioni nelle zone di conflitto sarà costituita da tre fasi distintive: sicurezza della campagna elettorale, sicurezza del giorno delle elezioni e sicurezza durante il conteggio del voto. Il portavoce dell’HDP, Ayhan Bilgen, ha detto che nelle 22 province dell’est e del sud-est, tutto il personale, i rifornimenti e le risorse economiche governative stanno servendo l’AKP. Molti dei governatori provinciali e dei funzionari pubblici stanno lavorando come volontari dell’AKP. “Minacciano l’elettorato dicendo che se non voteranno per l’AKP i servizi pubblici saranno tagliati,” ha dichiarato. Bilgen ha anche accusato l’AKP di sfruttare le risorse statali per finanziare la sua campagna. Al contrario, Adnan Tatar, il principale candidato dell’AKP per la zona curda del Sirnak, ha detto che la campagna elettorale per il primo novembre è più difficile di quanto lo sia stato per le elezioni del 7 giugno. “Siamo nel 2015, ma le condizioni ricordano il pre-2012. La ragione sono gli sforzi del PKK di imporre la sua tutela sulle popolazioni locali e di intimidirle con la violenza”, ha aggiunto.

Nonostante nei corridoi di Ankara circolino voci secondo le quali le elezioni potrebbero essere posticipate se gli scontri aumentano, sia Ankara che il PKK sembrano intenzionati a continuare. Un altro timore è la possibilità di attacchi il giorno delle elezioni contro i sostenitori dell’HDP e i suoi uffici nell’est del Paese e gli uffici e il personale dell’AKP nell’est e nel sud-est.

Riassumendo, un test importante attende la democrazia turca il primo novembre. È necessario trovare un equilibrio tra la sicurezza delle elezioni e la loro trasparenza, consentendo ai rappresentanti dei partiti politici di osservare i processi di voto e conteggio. La sicurezza sarà principalmente determinata dalla saggezza e dagli sforzi degli attori locali per far fronte alla crisi e dagli atteggiamenti del PKK e delle forze di sicurezza.

Metin Gurcan è un giornalista di Al-Monitor. Ha lavorato in Afghanistan, Kazakistan, Kirghizistan e Iraq come consigliere militare turco tra il 2002 e il 2008. 

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Viviana Schiavo

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