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A El Sisi, prima che si candidi

Di Adel el-Gohary. Middle East Online (23/01/2014). Traduzione e sintesi di Lia Brigida Marra.

Generale El Sisi, ritengo mio dovere, quale devoto cittadino, rivolgerle alcune mie preoccupazioni prima che annunci la sua candidatura alla presidenza dell’Egitto.

Lei è indubbiamente la persona più adatta a ricoprire tale posizione: nessuno può vantare la sua esperienza e saggezza, soprattutto in questi momenti critici, che si traducono non solo in un caos economico, ma anche in un limbo angusto dove il popolo attende, speranzoso, l’ora della resurrezione. Ma cosa arriverà dopo la rivoluzione? Il paradiso o l’inferno?

Il popolo si domanda perché l’Egitto si ritrovi in questa impasse di cui non vede l’uscita. Credo che la risposta sia da ricercarsi nella natura fallimentare dell’amministrazione: il Paese è in mano a chi mira al profitto personale, vanno avanti i corrotti, spadroneggiano gli avidi, i posti di lavoro se li accaparrano i parenti. Quanto alla legge, è risaputo come essa sia terribile leone con i deboli e timida pecora con i forti. Proprio in virtù della legge, inoltre, si avvicendano presidenti che si fanno passare per divinità fino al giungere della loro ora.

Il popolo non può tollerare un altro presidente che proceda lungo questa medesima strada. Governare secondo gli stessi vecchi metodi è impensabile: non risponde alle aspirazioni delle persone, né soddisfa le speranze che esse serbano nei cuori. Non è accettabile che, dopo due grandi rivoluzioni, continuiamo a scegliere un presidente dopo ‘altro perché si insedi in un palazzo di marmo, mentre noi rimaniamo nei nostri palazzi di sabbia. Il popolo che è sceso in strada il 25 gennaio e il 30 giugno è ancora vivo e non morirà.

Generale El Sisi, sappia che non è con il solo amore che si costruiscono le patrie, né è con parole mielate che si tengono in vita gli uomini: le pance vuote hanno bisogno di chi voglia saziarle. Non faccia affidamento sui sentimenti, perché non durano. Non si serva di volti tramontati: sappiamo per esperienza che galleggiano sui nostri cadaveri, invece di nuotare. Non creda che non abbiamo bisogno di democrazia, che possiamo fare a meno della libertà o che l’Egitto sarà più forte se si tramuterà in uno Stato poliziesco. Non dia ascolto a chi, ipocrita, inneggia al suo nome, né lo assecondi se vorrà divinizzarlo.

Ho ponderato con cura le mie frasi e scelto scrupolosamente le mie parole. Ora non ci resta che attendere di vedere il suo programma presidenziale, che mi auguro accolga progetti degni dell’Egitto. Non si concentri sui problemi di routine quotidiana: spetta al governo affrontarli. Sia grande nelle idee e chiaro nelle spiegazioni. E non dimentichi che gli egiziani hanno occhi e orecchie: sanno che è il titolo a smascherare il discorso.

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Roberta Papaleo

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