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El Sisi e Daish: i due attori che hanno segnato il 2014

Abdel Fattah El Sisi

Di Mustapha Tossa. Al Huffington Post Maghreb (30/12/2014). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Mentre il mondo si appresta ad accogliere l’anno nuovo, numerosi sono coloro che si interrogano sui grandi fenomeni che hanno segnato il 2014 nel mondo arabo. Due sono gli attori più importanti che hanno caratterizzato quest’anno, forgiandone quasi l’insieme della sua fisionomia.

Il primo è Daish (conosciuto in Occidente come ISIS). Anche se già attivo dall’inizio della crisi siriana, nel 2014 quest’organizzazione terroristica si è sviluppata fino a raggiungere un peso enorme. Le sue conquiste territoriali in Iraq e in Siria, le sue ambizioni regionali, la sua pericolosa capacità di attrazione che continua ad esercitare sui giovani arabi ed europei hanno allertato la coscienza internazionale.

Conseguenza immediata è stata una mobilitazione mondiale e una guerra internazionale contro Daish che è diventata il grido di ricongiungimento internazionale nella lotta contro il terrorismo. Russi, americani, europei, arabi sono saliti sulla stessa barca per scongiurare questa sorte che minaccia la stabilità nel mondo.

Daish ha trascinato il mondo in una nuova dimensione. Il suo utilizzo delle reti sociali per seminare il terrore ha inferto un serio colpo di vecchiaia al target terroristico portato avanti da al-Qaeda. Creando una rete di appoggi in regioni distinte, come Maghreb o Pakistan, Daish ha saputo costruire una dimensione globale che gli mancava, creando delle filiali locali molto pericolose. Quanto alle risorse umane, Daish ha saputo diffondere il suo messaggio con argomenti spaventosamente efficaci al fine di reclutare adepti, come lo dimostra l’incredibile numero di giovani europei e arabi sedotti dalle sirene jihadiste e che si trasformano in un incubo di sicurezza per i loro Paesi d’origine.

Il secondo attore che ha segnato il 2014 è il presidente egiziano El Sisi. Il suo emergere contro l’islamista Mohammed Morsi e la sua guerra contro la Fratellanza Musulmana hanno cambiato il corso degli avvenimenti in Egitto, ma con un impatto giunto oltre il Paese. L’onda della primavera araba che aveva portato gli islamisti al potere in Tunisia e che si apprestava a farlo anche in Libia e e in altri Paesi del Golfo ha conosciuto un arresto brusco a causa dell’arrivo al potere di El Sisi in Egitto.

La ripresa del potere è stata violenta, autoritaria per chi aveva appoggiato strenuamente l’aspirazione democratica egiziana. La politica di El Sisi ha fatto sì che lo scenario politico egiziano si spaccasse in due fronti rivali. Da una parte, c’è chi crede che le iniziative di El Sisi siano liberticide e annunciano il ritorno dell’autoritarismo e del vecchio regime; dall’altra, c’è chi vede in questo generale il salvatore dell’Egitto eternamente minacciato dall’ideologia distruttrice dell’islamismo trionfante.

Il fenomeno El Sisi, poi, è stato all’origine del disaccordo tra i Paesi del Golfo, provocando uno screzio tra le due potenze wahabite della regione: Arabia Saudita e Qatar. Le divergenze sono state così aspre che il confronto tra i due Paesi ha rischiato di uscire dal quadro diplomatico e mediatico, già effervescente. El Sisi era così importante in questo braccio di ferro che ne è diventato la moneta di riconciliazione, testimoniata anche dall’apertura del Qatar verso l’Egitto.

Daish ed El Sisi possono essere le due facce antagoniste di una stessa medaglia. Il mondo arabo ha vissuto un anno particolare, straziato dal funerale della tentazione democratica che aveva trovato uno slancio nel 2011.

Mustapha Tossa è redattore di France Media Monde.

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Chiara Cartia

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