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“El-Sekka Shemal”: i Cairokee criticano l’amara realtà egiziana

Di Mohammad Ala al-Din. Al-Hayat (16/04/2014). Traduzione e sintesi di Lia Brigida Marra.

Sebbene abbiano debuttato nel 2003, i Cairokee, una delle prime band rock egiziane a cantare in dialetto, sono divenuti famosi solo con la rivoluzione del 25 gennaio grazie alle canzoni “Matloub Zaeem” (Cerchiamo un leader) e “Sawt el-Hurriyyah” (La voce della libertà). Quest’ultima, il cui video è stato girato a piazza Tahrir nei primi giorni della rivoluzione, è oggi la colonna sonora che accompagna le celebrazioni dell’anniversario della rivoluzione.

Amir Aid, voce della band, ha dichiarato che il titolo del loro ultimo album, “El-Sekka Shemal” (La svolta sbagliata), si ispira all’amara realtà egiziana e alle condizioni di vita dei cittadini egiziani, costretti a imboccare la via “sbagliata” per perseguire i propri interessi, irrealizzabili attraverso le vie normali. Amir ha sottolineato che, sebbene alcune canzoni inneggino ai rivoluzionari dentro e fuori le prigioni,“El-Sekka Shemal” non ha un intento politico. Il cantante si è, inoltre, detto felice del consenso riscosso dall’album, evidenziando come “il suo successo sia una vittoria per la generazione dei giovani”.

Sono cinque i componenti dei Cairokee: Amir Aid, cantante; Adam el-Alfy, bassista; Sherif Hawary, chitarrista; Tamer Hashem, batterista; Sherif Mostafa, tastierista. Intervistato da Al-Hayat, Adam el-Alfy ha ripercorso gli esordi della band: “Eravamo amici; vivevamo insieme nel quartiere cairota di Maadi. Pensammo di mettere su una band che si facesse portavoce dei giovani. Così, dal 2003, ci siamo messi a studiare musica e canto”. Adam ha inoltre piegato come l’intento della musica dei Cairokee sia rimasto, oggi, quello con cui hanno esordito: offrire un volto nuovo che dia voce ai sogni dei giovani, ai loro diritti alla libertà, alla dignità, all’uguaglianza e alla giustizia sociale.

A oggi i Cairokee, come fa notare Amir Aid, hanno più volte rifiutato numerose offerte di alcune case discografiche egiziane intenzionate a produrre i loro pezzi, nel timore che queste ultime possano intervenire sui loro testi e sul loro stile al fine di trarne profitto. Amir ha infatti dichiarato che la band non lavora in nome della fama e del denaro: “La musica e le canzoni: questo è il messaggio in nome del quale intendiamo lavorare”.

La voce della band ha, inoltre, smentito che ai Cairokee sia stato proibito, per motivi politici, di esibirsi. Tuttavia, si è detto preoccupato per la libertà artistica in Egitto: “In genere, i nuovi regimi temono le band che criticano, in modo pacifico, la realtà”. Amir ha infine sottolineato che, con i cambiamenti occorsi in Egitto dopo la rivoluzione, il futuro del canto sarà in mano ai giovani, cosa di cui i discografici ancora non si sono resi conto.

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Roberta Papaleo

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