News Zoom

Eid al-Adha: un sacrificio per chi?

Opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (03/10/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Durante il sermone sul Monte Arafat, dove si sono riuniti tre milioni di musulmani provenienti da ogni parte del mondo, il Gran Mufti dell’Arabia Saudita, lo Sheikh Abdul Aziz Al Al-Sheikh ha messo in guardia da quello che viene chiamato “il caos morale che coinvolge i musulmani”, facendo appello a tutti i leader per unificare le proprie forze nell’affrontare Daish (conosciuto in Occidente come ISIS).

Sembra che il Mufti, che nel 2005 aveva commentato le dichiarazioni di Condoleezza Rice, non sia stato ancora informato che la comunità musulmana è già andata oltre il mero “caos”, raggiungendo il livello di “strage morale” e che la violenza sui musulmani ha generato fiumi di sangue. Tuttavia, in nessun Paese musulmano, questo è avvenuto a causa dei nemici esterni alla religione, bensì, è accaduto tra musulmani di correnti religiose diverse, o addirittura, all’interno di una stessa setta.

E così, questa ricorrenza religiosa pone una domanda fondamentale: esiste ancora una vera umma, una comunità musulmana? La triste realtà, infatti, è che il sacrificio permette di rivedere il significato di “musulmano”, il nome prescelto da Allah per i suoi fedeli (e non altri, come sunniti, sciiti, salafiti, wahhabiti, sufi, islamici, membri di Daish, ecc.)

L’appartenenza a una determinata corrente religiosa, ora, è uno dei parametri più importanti nelle questioni d’identità ed è divenuta ancora più rilevante rispetto alla religione stessa, alla cittadinanza e alla nazionalità, nonostante l’Islam non obblighi i propri fedeli a seguire una specifica setta e non ci sia alcun motivo religioso per discriminarne una rispetto alle altre.

La verità è che i conflitti settari non sono una novità, ma in questo particolare momento queste lotte sono diventate un pretesto per togliere la vita al proprio fratello musulmano. È per questo che alcuni devoti, oggi, sono i peggiori nemici dei musulmani stessi.

Non c’è modo di sfuggire al fatto che il mondo musulmano contemporaneo è in una situazione che oscilla tra il collasso e la conflagrazione: centinaia di migliaia di musulmani sono stati uccisi a sangue freddo, milioni sono stati abbandonati all’interno del loro Paese e all’estero, vittime innocenti sono ammazzate in nome della religione. Quindi, se questa non è la festa dei nemici dei musulmani, quand’è che avrà luogo la loro celebrazione?

Ci sono molte linee rosse che impediscono di eliminare le divisioni e i conflitti. Una di queste è che la religione è diventata un’arma politica che gli Stati, i governi e le istituzioni utilizzano per realizzare i propri obiettivi, togliendo i sentimenti e la dignità alle persone. In definitiva, finché l’Islam rimarrà nelle loro mani, le parole del Mufti non verranno ascoltate. Che Eid è questo, quindi?

Vai all’originale

 


Roberta Papaleo

Scrivi un commento

Clicca qui per postare un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Formazione online

corsi di lingua araba

Ultimi tweet

Formazione

tangeribiz