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Egitto: vizi di forma e pubbliche virtù

Polemica sul messaggio portato dal nuovo ambasciatore egiziano in Israele

20/10/2012 – Carlotta Caldonazzo – Sulla stampa egiziana infuria il dibattito sul messaggio di pace consegnato mercoledì dal nuovo ambasciatore egiziano in Israele Atef Salem al presidente israeliano Shimon Peres. Una missiva firmata dal presidente egiziano Mohamed Morsi, dal ministro degli esteri Mohamed Kamel Amr e dalla Presidenza della Repubblica, che inizia con “caro e grande amico” e si conclude con “il vostro fedele amico Mohamed Morsi”. Nel testo è espresso il desiderio di sviluppare le relazioni di amicizia che legano i due paesi, accompagnato dalla promessa sull’onestà di intenti di Salem e dalla richiesta a Peres di accoglierlo con cordialità e stima. Lo stesso ambasciatore presentandosi a Tel Aviv ha dichiarato di essere arrivato “con un messaggio di pace” e “per confermare che stiamo lavorando per la fiducia e la trasparenza reciproche”, ribadendo inoltre l’impegno del Cairo a rispettare l’accordo stipulato dai due paesi nel 1979. In tutta risposta Peres ha definito l’Egitto “il paese guida del mondo arabo” e ha sottolineato l’importanza dell’accordo di pace e dell’instaurazione di relazioni di amicizia invece che di sospetto.

Una giornata storica dunque, anche perché immediatamente dopo la cerimonia di insediamento di Salem è stato accolto il nuovo ambasciatore giordano Walid Khalid Abdullah Obeidat. Una carica rimasta vacante per ben due anni. Obeidat, proveniente dal Nord tribale della Giordania, è stato duramente criticato dalla sua stessa tribù per aver accettato l’incarico, fino a una vera e propria dissociazione. Lo stesso accordo siglato con Israele nel 1994 è molto impopolare in Giordania, dove peraltro vive una consistente comunità di profughi palestinesi (la Giordania è finora l’unico paese arabo ad aver concesso loro la cittadinanza). Quella che si configura come una svolta nelle relazioni arabo-israeliane si inscrive tuttavia in una fase di stallo nel processo di pace israelo-palestinese.

A innescare il dibattito sulla stampa egiziana, oltre a questa coincidenza, è il contrasto tra il messaggio di Morsi, eletto tra le fila dei Fratelli Musulmani, e la climax di tensione tra Egitto e Israele dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak. Fino a settembre 2011, quando a seguito di una serie di scontri al confine tra i due paesi tra guardie di frontiera egiziane e israeliane e gruppi armati irregolari l’ambasciata israeliana al Cairo è stata presa d’assalto da migliaia di manifestanti. Episodi che hanno irrigidito le relazioni bilaterali (è stato allora che l’ambasciatore egiziano a Tel Aviv è stato richiamato in patria), mettendo a rischio l’accordo del 1979, ma che sono state immediatamente sopite dalla ragion di stato. In quell’occasione in particolare era emerso il contrasto tra gli interessi dei partiti politici, pronti a utilizzare la questione israelo-palestinese per guadagnare consensi, e la ragion di stato (o meglio militare) del Consiglio Supremo delle Forze Armate, cui preme la sicurezza nel Sinai. Sta di fatto che dichiarazioni di amicizia nei confronti di Tel Aviv possono costare caro in termini di popolarità, al punto che fonti vicine al governo egiziano, citate dal quotidiano Al-Ahram, hanno minimizzato il peso del messaggio di Morsi, inquadrandolo nella formularità tipica delle relazioni diplomatiche. Tra le “giustificazioni” presentate in difesa di Morsi (e indirettamente dei Fratelli Musulmani) colpisce quella secondo cui messaggi come la lettera portata da Salem a Peres provengono dal Ministero degli Esteri, che poi li invia al Consiglio generale, senza che passino per il Presidente della Repubblica, dal momento che si tratta di “procedure di routine”.

Tra gli obiettivi mancati della primavera araba dunque c’è il grado di maturità politica necessario per invitare il proprio governo a occuparsi di questioni come la giustizia sociale o la parità di diritti invece di perdersi in quisquilie propagandistiche. Un piccolo passo per sostituire la politica (nel suo significato etimologico) all’arte drammatica.

http://www.alarabiya.net/articles/2012/10/18/244522.html


Carlotta Caldonazzo

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