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Egitto: superare le sfide economiche

Di Amr Diab al-Tamimi. Al-Hayat (22/10/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

A conclusione della prima fase delle elezioni legislative in Egitto, che mirano ad un cambiamento democratico nel Paese, è opportuno analizzare la condizione economica vigente. Da un esame dei candidati alle nuove elezioni, sembra che il Consiglio Legislativo non voglia includere nella sua lista figure che potrebbero favorire una crescita interna, specie a livello economico.

L’Egitto soffre sin dall’inizio della rivoluzione del 25 gennaio 2011 di un calo nel tenore di vita, conseguenza di un crollo nel settore turistico, interruzione di investimenti diretti e aumento degli obblighi governativi. Il presidente El Sisi ha tentato di mantenere alto il grado di fiducia attraverso convegni economici, il completamento dell’espansione del Canale di Suez, la revisione del numero delle politiche finanziarie e la riforma dei programmi di sostegno. Malgrado tali sforzi, l’Egitto ha ancora una lunga strada da percorrere prima di soddisfare le richieste di sviluppo, che comprendono aumento dei tassi di crescita economica e pressione sui proprietari finanziari locali al fine di offrire opportunità di lavoro sufficienti a contenere l’enorme afflusso di domande.

Dalle campagne elettorali si deduce che i candidati intendono conservare il vecchio sistema economico dove lo stato ricopre un ruolo egemone nell’economia, confermando l’adesione a quei valori garantiti al tempo del presidente Gamal Abdel Nasser, quando dominava una certa ostilità nei confronti dei proprietari di capitale finanziario e della nozione di libero mercato.

A dominare è una scuola di pensiero che contrasta l’apertura economica, un processo interrotto già ai tempi di Anwar Sadat nel 1974. Anche se in tal caso bisogna sottolineare che il piano di apertura non rispecchiava le norme di trasparenza e non permetteva la competizione tra le istituzioni al fine di elevare il grado di efficienza e migliorare le prestazioni. E questo ha condotto ad un piano ereditario impegnato nel guadagno facile.

Dall’analisi condotta da parte di rapporti stranieri, tra cui quello di “Economist Intelligence Unit”, si attendeva un tasso di crescita tra il 2015 e il 2019 intorno al 4.6% annuo, basandosi su un clima di stabilità politica, della fine dei conflitti e dell’arresto di focolai terroristici. Nella realtà, il governo egiziano continua a soffrire di un calo di entrate spingendolo alla richiesta di proficui sostegni e prestiti esteri, da parte degli Stati del Golfo, Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Cina.

Ma quali possibilità ha l’Egitto di realizzare una crescita in settori quali il turismo, il petrolio, le industrie di cambio, l’agricoltura e i servizi, in modo tale da ridurre la dipendenza estera? Il Canale di Suez potrebbe rappresentare una risorsa fondamentale di entrate per il Paese, anche se tutto dipende dalla crescita del commercio internazionale e dall’attraversamento del canale stesso.

Fino ad ora il turismo è stata una delle principali fonti di sostegno economico. Nel 2010 le entrate avevano raggiunto 12.5 miliardi di dollari, con l’aumento del numero dei turisti intorno ai 14.7 milioni, contribuendo alla crescita del PIL dell’11% e del 14% di valute estere. Tuttavia, negli ultimi anni tale settore ha subito una riduzione, garantendo solo 5.9 miliardi di dollari. Rilanciare il turismo è quindi una delle sfide più significative per il nuovo governo in quanto esso non solo offrirebbe nuove entrate al Paese, ma anche nuovi posti di lavoro per milioni di egiziani.

Per concludere, il governo ha un’agenda fitta di impegni a livello economico, il cui andamento risulta essere ancora modesto, con un PIL ancora lontano dai 273 miliardi di dollari, il ché sta a significare che se il numero di abitanti è di oltre i 90 milioni, il reddito annuo pro capite si aggira intorno ai 3000 dollari e non di più. Il nuovo governo dovrà far fronte ad un debito pubblico in crescita dovuto al continuo deficit di bilancio del governo e ai prestiti. Nel 2014 il debito pubblico ha raggiunto il 91% del PIL e ad esso si aggiunge il continuo calo del tasso di cambio della sterlina egiziana.

Amr Diab al-Tamimi è specializzato in affari economici.

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Roberta Papaleo

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