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Egitto: storia di resistenza di un adolescente nelle prigioni

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Di Evronia Azer. Al-Araby al-Jadeed (12/10/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

mahomoud hussein egittoMahmoud Mohamed Hussein è uno studente di 19 anni che è in prigione dal 25 gennaio 2014 per aver indossato una maglietta con la scritta: “Una nazione senza torture”. La sua storia è stata raccontata dai media e dalle organizzazioni per i diritti umani, ma la sua detenzione continua ad essere rinnovata, senza processo, ogni 45 giorni.

Di solito, la storia di Mahmoud viene raccontata mostrando quanto è giovane e dicendo che non merita di stare in prigione per una maglietta. Questo è indubbiamente vero, ma è solo un aspetto del modo in cui un giovane uomo come Mahmoud mostri estrema perseveranza e forza all’interno nella vita disumana della prigione. La sua attitudine è cresciuta ed ora dimostra una fiera resistenza al regime e alla sua violenta oppressione, non è più un ragazzino che soccombe implorando di essere rilasciato. Cerca ancora la sua libertà, tutti noi lo facciamo, ma comprende anche l’importanza di quello in cui crede: la rivoluzione. Sa che sta semplicemente lottando per una causa e non si arrenderà finché non raggiungerà il suo scopo.

Mahmoud non si è pentito di aver indossato quella maglietta il giorno del terzo anniversario della rivoluzione egiziana. Non era un rinomato attivista, ma nemmeno “solo un altro adolescente”. È diventato famoso dopo che è stata emessa la sua pena detentiva, non solo per essere uno dei più giovani prigionieri di coscienza del Medio Oriente, ma perché le sue idee sulla libertà, nonostante la sua giovane età, e i mezzi che usa per esprimerle continuano ad impressionarci.

Nella sua fredda cella, Mahmoud passa la maggior parte del suo tempo scrivendo lunghe lettere e poesie e creando disegni di personaggi dei cartoni animati e fiori da mandare a tutti quelli che gli scrivono – che li conosca o meno. Nuove amicizie sono nate con persone che hanno sentito parlare di lui e hanno deciso di scrivergli per sostenerlo, mentre allo stesso tempo, le sue lettere danno forza e supporto ai suoi nuovi amici, soprattutto quelli in altre prigioni – persone che non hai mai visto o incontrato. In molte delle sue lettere, Mahmoud continua a ripetere la sua frase distintiva: “Possiamo creare la felicità con l’amore” – che è esattamente ciò che lui fa.

La sua straziante esperienza ci mostra come una persona possa continuare a credere nei suoi ideali e diffondere amore e forza, affrontando terribili torture. In una lettera dal carcere ha scritto: “Anche quando ci sentiamo depressi, dobbiamo guardare al dolore che riempie i cuori della gente a causa delle ingiustizie perpetrate nel nostro paese. Sentiremo che tutto quello che stiamo affrontando è per un idea o un sogno, che vale persino le nostre vite”.

Spesso mi chiedo se la prigione ha reso Mahmoud un eroe o se lo ha fatto crescere per diventare più rapidamente l’eroe che era destinato ad essere. Sicuramente l’oppressione crea la sua propria resistenza, come gli antibiotici, in un certo senso. L’unica verità di cui sono certo è che i regimi oppressivi si scavano la fossa da soli attraverso le ingiustizie. Mahmoud è un esempio di come la prigione abbia fallito nel mettere a tacere il dissenso, ma abbia invece creato una fonte di ispirazione per il mondo, attraverso la sua arte e i suoi scritti.

Evronia Azer è una blogger e attivista egiziana.

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Viviana Schiavo

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