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Egitto: Samira Ibrahim, vittima “test verginità”, porterà caso in corti internazionali

di Essam Fadl (Asharq al-Awsat 13/03/2012) – Traduzione di Claudia Avolio

 

Tra le critiche montanti nei circoli politici e giuridici alla decisione del tribunale militare egiziano di assolvere Ahmed Adel per il caso di “test sulla verginità”, Samira Ibrahim – che per prima ha portato il caso all’attenzione pubblica – ha informato Asharq al-Awsat di aver “preso la decisione di ricorrere alle corti internazionali in quanto unico mezzo per ottenere i miei diritti”. Samira ha sollevato il suo caso contro Ahmed Adel accusandolo di aver svolto “test sulla verginità” in seguito al suo arresto con altre 17 donne, nel corso di una manifestazione a piazza Tahrir lo scorso anno. Ahmed Adel era accusato di “pubblica indecenza” e “disobbedienza a ordini militari”, dopo che l’accusa iniziale di violenza sessuale era stata tolta. Ad ogni modo il tribunale militare egiziano l’ha dichiarato innocente rispetto a tutte le accuse, facendo leva su resoconti dei testimoni ritenuti “contraddittori”. Samira Ibrahim ha dichiarato ieri che “se mi ero sentita offesa durante il “test sulla verginità” lo scorso anno, mi sono sentita anche più offesa da questa assoluzione”. Ha descritto il verdetto del tribunale militare come “scioccante”. Ed ha continuato: “Dall’aver appreso dell’assoluzione, non riesco a smettere di piangere. Ma nonostante questo non mi arrenderò di fronte a quelli che sono i miei diritti. Userò ogni mezzo a mia disposizione per far sì che chi ha commesso questo crimine contro di me venga ritenuto responsabile”. Parlando alla stampa subito dopo il verdetto, Samira l’ha definito “una barzelletta, una farsa teatrale”, aggiungendo che “il fatto d’aver svolto il caso in una corte militare è un disastro”.

 

La giovane attivista politica ha inoltre sottolineato che “ciò che è successo non è solo un offesa contro di me, ma un disonore contro l’intero Egitto e le sue figlie”. L’assoluzione di Ahmed Adel è stata accolta con rabbia e sgomento anche da altri fronti, e diverse organizzazioni egiziane per i diritti umani insieme a gruppi politici hanno sottoscritto un appello che condanna il giudizio del tribunale militare egiziano. Amnesty International ha detto che questa assoluzione “fallisce nel difendere le donne vittime di ‘test sulla verginità'” e dimostra che le corti militari sono “incapaci di gestire” i casi di abuso sui diritti umani. Il direttore della divisione per il Medio Oriente ed il Nord Africa di Amnesty International, Hassiba Hadj Sahraoui, ha affermato che “ancora una volta, l’esercito egiziano ha fallito con le donne, in special modo con quelle come Samira Ibrahim, che hanno mostrato estremo coraggio nel lottare contro l’apparato militare in Egitto”. Ed ha aggiunto che “tale decisione non è solo una farsa giuridica, ma un’ulteriore prova che i casi di abuso sui diritti umani da parte militare dovrebbero essere gestiti dalle corti civili”. L’appello sottoscritto da sedici distinte organizzazioni egiziane per i diritti umani e da diversi gruppi politici nel titolo recita: “Il verdetto del tribunale militare circa il caso di ‘test sulla verginità’ non è l’ultimo passo”, sottolineando che la sentenza “apre le porte ai membri del Consiglio militare supremo (SCAF) verso un processo internazionale, dopo che la giustizia si è esaurita in Egitto”. Il documento continua dicendo che “il tribunale militare ha preso per buona la versione ufficiale degli eventi proposta dallo SCAF, che cioè i ‘test sulla virginità’ non hanno avuto luogo, e tale versione dei fatti è difficile da credere di fronte a un’evidenza impellente che non può essere ignorata da un tribunale indipendente”.

 

Il verdetto secondo cui i ‘test sulla verginità’ non avrebbero avuto luogo suona molto strano considerando che diversi membri dello SCAF avevano in precedenza ammesso che tali test si erano svolti. L’appello firmato dagli attivisti asserisce anche che “tale verdetto era scontato, in quanto per lo SCAF è ormai abitudine negare il proprio coinvolgimento in certi crimini, e negare che i crimini siano mai avvenuti, come in questo caso”. E prosegue dicendo che “il verdetto del tribunale militare è stato solo l’ultimo di una lista di violazioni commesse dallo SCAF da quando è salito al potere in Egitto”. Tra le organizzazioni ad aver sottoscritto il documento c’è il Movimento 6 aprile, il Movimento della gioventù egiziana per la giustizia e la libertà, il partito egiziano Socialdemocratico, il Movimento degli egiziani contro la discriminazione religiosa, l’Unione egiziana per la lotta alla violenza sulle donne, la Coalizione egiziana delle organizzazioni delle donne ed il Centro ElNadim per la riabilitazione delle vittime di violenza. Dall’appello si evince tralaltro che quattro testimoni hanno confermato lo svolgersi di ‘test sulla verginità’ svolti su donne detenute, e che questa era una procedura di “routine” protratta per proteggere i militari egiziani da false accuse di violenza sessuale. E vi si sottolinea che “abbiamo prove e testimonianze a sufficienza indicanti che tale crimine ha avuto luogo, ma ci serve un vero, equo ed indipendente tribunale per portare il caso a giudizio, e non un apparato [giuridico] affiliato al ministero della Difesa che è coinvolto in prima persona nel crimine commesso”.


Claudia Avolio

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