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Egitto: quale futuro post-rivoluzione per i Paesi nel Bacino del Nilo?

Egypt Independent (22/05/2012). Nell’aprile del 2010, Ruanda, Kenya, Tanzania, Etiopia ed Uganda hanno firmato l’accordo di Entebbe, che mirava a ridistribuire le acque del Nilo in base a quote. Un anno dopo, nel marzo del 2011, anche il Burundi si è aggiunto all’accordo.

 

Sudan ed Egitto, però, si sono sin dall’inizio opposti al patto, vedendolo come una minaccia alle proprie quote d’acqua, garantite da un accordo del 1959 mentre il Sudan era sotto l’occupazione inglese.

 

La rivoluzione avvenuta in Egitto pone l’interrogativo di cos’avverrà in tal senso nell’area del Nilo. Secondo il vice ministro per gli Affari Esteri della Tanzania, Mahadhi Maalim, i rapporti tra Egitto e Tanzania non sono mutati dalla caduta di Hosni Mubarak. “Le relazioni egiziane con i Paesi africani non dipendono da singoli individui o leaders, ma si tratta di un rapporto tra due Paesi con problemi comuni che rendono la cooperazione un imperativo”: questa la prospettiva di Maalim.

 

L’Egitto ha la quota più alta delle acque del Nilo – ben 51 miliardi di metri quadrati per anno – mentre il Sudan sulla base del medesimo accordo ne riceve 18 miliardi. Per l’Egitto gli accordi firmati nel 1959 e ancor prima nel 1929 stipulano che l’approvazione di tutti i Paesi nei pressi del Bacino del Nilo è tassativa per qualsivoglia progetto che implichi l’utilizzo delle acque del fiume.


Claudia Avolio

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