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Egitto: niente era inevitabile

Destituzione MorsiDi Ibrahim El Houdaiby. Ahram online (13/09/2013). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Per alcuni i recenti sviluppi, che sembrano voler far abortire la rivoluzione, erano inevitabili tanto che  esplorare le ragioni della situazione attuale è una perdita di tempo. Ma credo che questo non sia corretto perché confonde la volontà di mettere fine alla rivoluzione (che senza dubbio è l’obiettivo di alcuni sin dal primo giorno), con la possibilità di farlo. È stata una tendenza molto debole all’inizio, ma ha guadagnato forza grazie ad errori causati dall’arroganza, l’avidità e l’intransigenza dei Fratelli Musulmani, e non solo.

Le seguenti sono alcune decisioni che se fossero state prese diversamente avrebbero avuto altri esiti.

1. La decisione da parte dei Fratelli Musulmani di nominare un candidato alla corsa presidenziale: qualsiasi presidente  al di fuori del gruppo avrebbe fatto di loro un’opposizione che avrebbe potuto spingere verso la riforma delle istituzioni statali. Allo stesso modo, la possibilità di costruire una vasta coalizione per ristrutturare queste istituzioni sarebbe stata maggiore se i Fratelli Musulmani non fossero stati  al potere.

Nel primo Gabinetto dei Fratelli Musulmani c’erano molti ministri che erano uomini di Mubarak perché il presidente non ha voluto fare concessioni ai suoi avversari politici in modo che potessero partecipare alla riforma degli enti statali. Ha scelto di condividere il potere con quelli già al potere, anche a causa delle limitate capacità dei membri del nuovo Gabinetto. Tutto questo ha progressivamente fatto perdere  il sostegno delle forze rivoluzionarie.

Ho detto che Morsi non aveva bisogno di alleati per raggiungere il palazzo presidenziale, ma ne avrebbe avuto dopo. Tuttavia, lui ha preso una strada diversa: ha scelto di lasciare tutti alla porta e di entrare da solo nel palazzo, con la sua tribù e il suo clan.

2. Morsi si è dichiarato sovrano con poteri illimitati con il pretesto di proteggere la rivoluzione. Morsi, ignorando questioni più importanti come giustizia, salari e welfare, ha fatto le sue scelte  immune da un controllo legale, ha deposto il procuratore generale e si è dato il potere esclusivo di scegliere il suo sostituto. Questa dichiarazione ha fatto sì che gli egiziani si uccidessero l’un l’altro per la prima volta, trasformando il rifiuto dei Fratelli Musulmani in odio.

3. Quando, nel mese di dicembre, il capo dell’esercito El-Sisi ha invitato per la prima volta al dialogo nazionale, molti hanno respinto questo invito ritenendolo un’interferenza da parte dell’esercito negli affari politici. Molti hanno contattato la presidenza invitando il presidente ad avviare un dialogo serio per bloccare l’intervento militare, ma il presidente ha continuato col suo dialogo superficiale. Ha continuato ad ignorare la rabbia nelle strade.

Membri “ben informati” dei Fratelli Musulmani, con cui all’epoca parlai dei pericoli di una rimonta militare, mi dissero che tutto era sotto controllo, che Morsi e El-Sisi ora avevano legami familiari, visite di scambio e che il presidente saggio poteva vedere ciò che noi non potevamo – sapeva cose che noi non sapevamo – e stava gestendo la situazione molto astutamente.

4. Nel mese di dicembre, la missione d’inchiesta su tutti i reati commessi fino al momento in cui Morsi era salito al potere aveva terminato la sua relazione, ma Morsi ha lasciato il rapporto sulla sua scrivania e non l’ha pubblicata come richiesto dai giudici. Nel frattempo, la Costituzione ha rafforzato l’istituzione militare.

Niente di tutto questo era inevitabile ed io devo ancora elencare alcune scelte fatte che forse potrebbero rivelare come si è inasprita la situazione.

1. La conferenza altamente provocatoria sulla Siria, che fece infuriare il Consiglio Nazionale di Difesa poiché fu presa una decisione, rientrante nelle funzioni del Consiglio senza che questo fosse consultato.  Molti sono stati irritati anche dal fatto che l’Egitto si è allineato agli Stati Uniti nell’assumere una posizione sulla Siria. Al-Azhar, poi, ha visto il presidente circondarsi di  figure lontane dalla sua dottrina.

2. L’incontro segreto per discutere della “Renaissance Dam” parla da sé. Dopo questo incidente, come può una persona razionale credere che i Fratelli Musulmani siano in grado di gestire qualsiasi problema di sicurezza nazionale?

3. Il rifiuto di licenziare il governo di Hisham Qandil nonostante le richieste da parte di tutti – incluso il suo partito Giustizia e Libertà – e di chiedere le dimissioni del procuratore generale.

4. Dopo il 30 giugno, Morsi non ha indetto un referendum. Se lo avesse fatto, avrebbe impedito “l’intervento militare”.  Invece, ha scelto di essere estromesso per mano dell’esercito 3 luglio e non dalle masse, il 30 giugno.

5. Il 3 luglio, Saad Al-Katatni è stato invitato a una riunione a cui hanno partecipato El-Sisi, il Grande Sheikh di Al-Azhar, El-Baradei e Papa Tawadros, ma lui non ha partecipato.

Tutto questo conferma che la nostra situazione attuale non era inevitabile, ma il risultato di scelte e posizioni adottate da attori chiave. Poi, ognuno ha iniziato a demonizzare l’altro.

 

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Ilaria Antoniello

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