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Egitto: morte sotto i ferri

Elaph (22/11/14). Le organizzazioni della società civile che si battono contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf) in Egitto esprimono la loro indignazione per l’assoluzione di un medico della provincia di Dakhalia, che ha provocato la morte di una ragazza durante l’operazione.

Nonostante nel 2008 sia stata promulgata una legge che vieta la circoncisione femminile, in Egitto il fenomeno continua a provocare mutilazioni e a volte morte a migliaia di ragazze. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il rituale è diffuso in 27 paesi africani e diversi paesi asiatici e mediorientali. In gran parte dei casi le operazioni (che comportano la rimozione totale o parziale dei genitali femminili senza motivazioni sanitarie) si svolgono in condizioni igieniche precarie e i ferri, talvolta arnesi primitivi, non vengono sterilizzati, quindi il rischio di morte è altissimo. Il fatto che gli interventi vengano richiesti dai genitori delle vittime offre agli esecutori un riparo quasi infallibile da eventuali processi.

Carlotta Caldonazzo

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