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Egitto: Morsy e la divisione dei poteri

Egypt Independent (01/07/2012). Nonostante la resa dei conti tra il Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) e la Fratellanza musulmana, la vittoria di Morsy apre una nuova fase di assestamenti politici tra i due. Stando a quanto riferito da un collaboratore di Morsy, Essam Haddad, uno dei primi accordi implicherebbe che l’esercito mantenga il controllo sul proprio budget e sugli affari interni, ma non interverrà nell’assemblea incaricata della stesura della nuova Costituzione.

Da fonti anonime raccolte dal quotidiano AlMasry AlYoum si apprende inoltre che i Fratelli Musulmani avrebbero sotto il proprio controllo i ministeri delle Finanze e degli Affari Esteri, ma a patto che non rivendichino quelli della Difesa, degli Interni e della Giustizia. Un accordo simile tra SCAF e Fratellanza confinerebbe l’autorità del gruppo islamista a queste istituzioni, e al contempo salvaguarderebbe lo SCAF dall’essere messo in disparte da un presidente non alleato.

“Sono in corso dei negoziati col consiglio militare,” riferisce intanto Sobhi Saleh, figura di spicco all’interno dei Fratelli Musulmani. Dal direttore dell’istituto per i Diritti Umani con sede al Cairo, Bahey el-Din Hassan, giunge invece l’idea che le due parti in causa avrebbero già raggiunto un accordo. “La vittoria di Morsy non sta solo nel fatto di ottenere la maggioranza dei voti, ma si basa anche su un accordo di divisione dei poteri con lo SCAF, per il quale i militari manterranno il controllo sui ministeri e le istituzioni che riguardano la sicurezza nazionale, inclusi la difesa, la polizia, l’intelligence e la giustizia,” ha detto Hassan.

Claudia Avolio

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