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Egitto: l’inaugurazione del nuovo Canale di Suez

Di Safiaa Mounir. Al-Monitor (30/07/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Il nuovo canale di Suez sarà inaugurato il 6 agosto e permetterà il transito di più navi in minor tempo. Il tutto, inoltre, dovrebbe rimpinguare le casse statali. Non tutti però sono dalla parte del progetto. La costruzione della nuova via d’acqua, lunga 45 miglia, costituisce solamente la prima fase del progetto di riqualificazione del Corridoio del Canale di Suez e mira a trasformare l’Egitto in uno scalo commerciale e logistico internazionale. Secondo le previsioni, la capacità del canale passerà da 47 a 93 navi al giorno, mentre le entrate economiche potrebbero triplicarsi, balzando da 5,3 a 13,2 miliardi di dollari.

Se le attese dovessero essere confermate dai dati, l’economia egiziana, perciò, migliorerebbe attraverso l’incremento del PIL, la creazione di nuovi posti di lavoro nella zona del canale, nel Sinai e nei governatorati confinanti e, infine, attraverso lo sviluppo di nuove aree urbane.

Nonostante ciò, il progetto non è esente da critiche. Hisham Khalil, membro della Commissione Suprema del Partito Socialdemocratico, crede che il nuovo canale non sia necessario. Secondo Khalil, infatti, a causa della debolezza del mercato globale non vi è alcun bisogno di costruirne uno che possa accogliere 97 navi al giorno, quando il picco massimo di transiti si è raggiunto nel 2008 con 59 vascelli.

La costruzione è stata finanziata attraverso dei cedolini di credito da 10, 100 o 1000 ghinee. Il Governo, con questa strategia, ha voluto incoraggiare gli egiziani a comprare questi certificati che sono caratterizzati da un maggiore tasso d’interesse (il 12% rispetto al 10% offerto dalle banche). Questa mossa ha permesso al Governo di raccogliere bel oltre la cifra prefissata (60 miliardi di lire egiziane).

Secondo Wadi Kaddour, un ex membro dell’Autorità per il Canale di Suez, il progetto è stato lanciato nel 2013, nel momento in cui la disputa politica stava avendo la meglio sulla società. Secondo Kaddour, è per questo motivo che è stato essenziale aver ideato un progetto nazionale supportato da tutte le parti.

Lo sviluppo del Corridoio del Canale di Suez, che comprende anche Ismailia e Port Said, è stata affidata al consorzio Shair & Partners, secondo cui il progetto creerà un milione di posti di lavoro entro il 2030 e la nascita di industrie, sia pensanti sia alimentari.

Ciononostante, Resha Kenawi, un membro del Fronte Popolare per il Corridoio del Canale di Suez, ha messo in luce altri problemi. In primo luogo, la decisione di ridurre i tempi di costruzione ha fatto lievitare i costi e sprecare le risorse statali. Inoltre, secondo l’attivista, sarebbe stato meglio che lo Stato si fosse concentrato sull’implementazione dell’intero corridoio, e non solo sulla mera costruzione di un nuovo canale.

Anche Kaddour ha criticato Shair & Partners. Nello specifico, il progetto non prevede la creazione di un’industria di container, di cantieri navali, né di stazioni di rifornimento o di riparazione, ritenuti essenziali per limitare la propria spesa e la dipendenza dall’estero dell’Egitto.

Infine, anche dal punto di vista ambientale, la progettazione del corridoio è mancante di siti per la generazione di energia eolica, contando che il Canale di Suez è una delle aree migliori per questo genere d’impianti.

Safiaa Mounir si è laureata in giornalismo presso l’Università del Cairo e ora è la redattrice della sezione economica del giornale al-Shorouk.

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Roberta Papaleo

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