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Egitto: la visita di al-Sisi a Londra

Di Nawaf al-Tamimi. Al-Arabi al-Jadeed (04/11/2015). Traduzione e sintesi di Paola Conti.

Non è solo la nebbia a sovrastare la visita del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi a Londra, né sono solo le rumorose proteste fuori dalla sede del governo britannico a turbare la serenità dei colloqui bilaterali tra al-Sisi ed il premier Cameron, ma un’offuscata atmosfera di rabbia e disapprovazione getta pesanti ombre sulla visita del presidente egiziano e della sua delegazione, ai quali è stata concessa l’immunità che li protegge dalla possibilità di detenzione nel Regno Unito, per il loro coinvolgimento in crimini contro l’umanità.

Il quotidiano The Guardian ritiene che al-Sisi, in cerca della legittimità internazionale, dopo aver preso il potere attraverso un colpo di stato, venga ricevuto da Cameron sfruttando la preferenza accordata dal Regno Unito agli interessi economici e alle priorità urgenti della regione: la guerra in Siria, la minaccia di Daesh (ISIS) e l’instabilità libica. Il giornale si chiede come Cameron, che elogiò la democrazia realizzata dalla rivoluzione di Piazza Tahrir nel 2011, possa accogliere oggi al-Sisi, un uomo che si è occupato di eliminare più di 2.500 avversari politici e che ha rovesciato il primo presidente eletto (Morsi) dopo la rivoluzione.

Il Financial Times, in un suo editoriale, ha affermato che l’autocrazia di al-Sisi non porterà l’Egitto in avanti ed ha invitato Cameron a consegnare al presidente egiziano un forte messaggio, durante la sua visita a Londra. Il quotidiano avverte inoltre che promuovere governi autoritari in Egitto condurrà al deterioramento delle condizioni nel Paese: “Se l’Egitto non riuscirà a trovare una strada per andare avanti tra estremismo e autocrazia, il suo futuro sarà cupo”.

Da parte sua, The Indipendent si interroga sull’insistenza del governo Cameron ad accogliere leader di regimi autoritari e riporta quanto segue: “Come se accogliere il presidente cinese non abbia prodotto abbastanza crisi nel Regno Unito riguardo ai rapporti con i regimi autoritari, Cameron ed il suo governo ricevono altri due leader controversi: il presidente egiziano al-Sisi e quello kazako Nur Sultan Abusuli Nazarbayev, entrambi alla testa di governi coinvolti in violazioni dei diritti umani”.

Il Times ha spiegato invece che il soffio democratico diffusosi nella primavera araba si è rivelato essere, purtroppo, breve e passeggero ed ora l’Occidente deve lavorare con il sistema politico realmente presente nel mondo arabo. In un articolo dal titolo “Autocratic Ally – The Prime Minister is right to invite Egypt’s military ruler to Downing Street” si sostiene che è del tutto appropriato che il governo britannico abbia invitato al-Sisi per dei colloqui, non c’è occasione migliore per Cameron per  ribadire al presidente egiziano la necessità del rispetto dei diritti umani.

La polemica sulla visita presidenziale di al-Sisi non si è limitata alla sola stampa, ma si è estesa nei circoli politici e popolari: personalità politiche, accademici ed attivisti, la settimana scorsa, hanno inviato un messaggio al premier britannico chiedendogli di ritirare il suo invito per il presidente egiziano. Questi ultimi considerano la visita di al-Sisi un test per la credibilità di Cameron che sembra disposto a stendere tappeti rossi per i leader di regimi autoritari al fine di realizzare interessi economici, sebbene a scapito dei diritti umani e della democrazia.

A livello popolare molti manifestanti nelle scorse settimane hanno lanciato la campagna “Stop Sisi” ed hanno protestato rabbiosamente davanti al numero 10 di Downing Street, poiché ritengono che la visita del presidente egiziano sia in contrasto con i principi del Regno Unito tra cui i diritti umani, la libertà d’espressione ed il rispetto della democrazia.

Nawaf al-Tamimi è un giornalista marocchino, presidente dell’Arab British Communications Center.

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Roberta Papaleo

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