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Egitto: faccia di spia

Al-Quds al-Arabi (12/06/2012). Traduzione di Carlotta Caldonazzo

 

Nelle scorse settimane un gruppo di giovani egiziani ha lanciato su Facebook e Youtube una campagna satirica sulla trasmissione “ogni parola ha un prezzo…. la parola salva la patria” della tv egiziana, famosa come “la pubblicità della spia”. Il protagonista, sostengono gli attivisti, è un agente di polizia con il grado di capitano, mentre fonti attendibili vicine all’Unione della Radio e Tv Egiziana, attribuiscono la pubblicità in questione agli ambienti governativi. Sta di fatto che questa pubblicità ha messo in circolo l’idea di un’infiltrazione straniera tra i giovani dei movimenti di protesta con l’obiettivo di prendere informazioni sulle difficoltà che attraversano l’Egitto.

Un reportage pubblicato sul sito della Mbc ha riferito dei commenti esterrefatti dei giovani attivisti, dal momento che le difficoltà cui sarebbero interessate le spie sono in primo piano notte e giorno su tutti i media egiziani. Uno in particolare: “allora questa spia ha bisogno di sapere quali sono queste difficoltà? Può aprire una qualsiasi pagina web standosene seduta al suo paese per sapere tutto quello che vuole… certo che la gente ne fa di commedie”.
rtente anche il commento di Mohamed Murad: “ieri al caffè ho incontrato tre spie… il cameriere mi ha chiesto: ‘cosa bevi?’ e io ho risposto ‘il tè invece del caffè…cioè un depistaggio’”. I giovani attivisti intanto hanno denunciato che a impersonare il ruolo dello straniero nell’annuncio è un capitano di polizia, pubblicando la suo fotografia accanto a quella della persona che appare nel video confermandone il contenuto.Un altro membro del gruppo Facebook ha commentato che l’annuncio riporta l’Egitto agli anni ’60, “un’epoca senza internet e senza canali satellitari, l’epoca di Gumaa al-Shawan (agente egiziano del Mossad N.d.T.) e del presidente Zakaria”. Mostafa Nader invece ha commentato: “uno straniero, cioè una spia, mi chiede l’ora e mi sembra sciocco perché loro lo sanno; allora gli dico: ho perso l’orologio”. Dive

Un’iniziativa accolta con favore da diversi giovani, soprattutto dopo che il quotidiano Al-Watan ha riportato che l’annuncio proveniva da ambienti governativi. Inoltre la stessa tv egiziana aveva annunciato di aver ritirato il video dalla circolazione, dopo che gli attivisti avevano messo in guardia dall’eventualità che avesse un impatto negativo sul turismo in Egitto a causa dell’immagine poco edificante degli stranieri, dipinti come spie. Immediata era stata anche la condanna del Fronte Egiziano per la Creatività, che lo aveva bollato come brutto sia nella forma che nel contenuto, paragonandolo ironicamente ai film di “La chiamata del soldato”, nel quale campeggiavano le parole d’ordine: “le patate sono scaltre e mia zia ti saluta”.


Carlotta Caldonazzo

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