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L’Egitto di El Sisi: le armi prima del pane

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Di Ibrahim al-Sahary. The New Arab (29/03/2016). Traduzione e sintesi di Irene Capiferri.

Dicono che le armi rendano più forti, ma 3 bambini egiziani su 10 sono sottosviluppati perché le loro famiglie non hanno pane a sufficienza. Il presidente egiziano Abdel Fattah El Sisi continua ad importare armi mentre il paese rischia gravi carenze di beni essenziali come medicine e cibo.

Secondo il giornale francese La Tribune, l’Egitto comprerà dalla Francia navi da guerra e un satellite militare per un valore di oltre un miliardo di euro (gli accordi saranno firmati durante la visita di Hollande in Egitto ad aprile). Fino ad oggi, El Sisi ha firmato con Francia e Russia contratti di più miliardi per jet da guerra e navi militari, e altri ne sono previsti: in un anno, il paese è salito di 4 posizioni nell’elenco mondiale dei maggiori importatori di armi, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) Arms Transfers Database. Le importazioni egiziane di armi sono aumentate del 37% nel 2011-2015 rispetto al 2006-2010, e sono triplicate nel 2015 rispetto al 2013. Si consideri che questi dati tengono conto solo delle fonti aperte, ma secondo i media locali l’ammontare degli acquisti dell’ultimo anno supererebbe i 10 miliardi.

Ma perché El Sisi spende tanto in armi? Alcuni analisti sostengono che tali rifornimenti siano destinati a combattere l’insurrezione nel Sinai. Tuttavia, le navi non sono utili per combattere ribelli sulle montagne e l’esercito egiziano è già uno dei più armati in Medio Oriente. Dal tempo della firma dell’accordo di pace tra Egitto e Israele nel 1979, gli Stati Uniti hanno assicurato all’Egitto finanziamenti per un valore di 70 miliardi di dollari, quasi la metà dei quali sono serviti per acquistare attrezzatura militare americana; con 1,3 miliardi di dollari l’anno, gli Stati Uniti coprivano l’80% del budget dell’esercito. Solo nel 2013, dopo che l’esercito ha deposto il presidente Morsi, Washington ha congelato temporaneamente gli aiuti militari.

L’acquisto di armi russe e occidentali potrebbe dunque sembrare superfluo, se non che gli accordi commerciali in questione sono fonte di legittimità per El Sisi sulla scena internazionale. A subirne il peso sarà il budget statale già provato: il parlamento egiziano ha da poco approvato un prestito francese di 3,3 miliardi di euro da utilizzare per acquisti militari, ma Ahram Online ha rivelato che esso copre in realtà solo il 60% del valore di tale attrezzatura, per cui sembra che i poveri del paese debbano pagare per gli accordi di El Sisi.

Quando gli egiziani sono scesi in piazza nel 2011, chiedevano pane, libertà e giustizia sociale. Più di 5 anni dopo, per molti di loro il diritto fondamentale al cibo è ancora un sogno. Il tasso di povertà nel paese ha raggiunto il 26,3% nel 2012-2013, rispetto al 21,6% nel 2008-2009, ed è peggiorato da quando El Sisi ha preso il potere a metà del 2013. Per attirare gli investimenti infatti, egli ha ridotto drasticamente i sussidi su cibo ed energia, causando un aumento del prezzo dell’energia dell’80%. La Banca Mondiale ha stimato che tale aggiustamento dei prezzi abbia spinto 400.000 persone sotto la soglia di povertà.

In Egitto, gli uomini grassi mangiano quaglie, mentre i bambini elemosinano il cibo e le persone sono alla disperata ricerca di giustizia. Il regime, i suoi mezzi di comunicazione e il suo entourage stanno giustificando la sempre maggiore spesa militare con una guerra, che in realtà potrebbe essere solo tra lo Stato e le persone impoverite.

Ibrahim al-Sahary è un economista ed ex caporedattore di Egypt Indipendent.

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Roberta Papaleo

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