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Egitto: diverse reazioni per la serie TV sugli ebrei egiziani

Di Ismael el-Kholy. Al-Monitor (08/07/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

“Harat al-Yahud” (Il Quartiere Ebraico) è una serie TV inedita trasmessa durante il mese di Ramadan di quest’anno. Il quartiere ebraico è un’area di Mousky, nel centro del Cairo, dove ebrei, musulmani e cristiani vivono pacificamente dal 1848. Il telefilm narra la storia d’amore tra Ali, un ufficiale dell’esercito egiziano, e Leila, che ricambia il sentimento per l’uomo, e ritrae la vita in questo quartiere residenziale e commerciale.

Prima che la serie facesse il proprio debutto in TV, il quotidiano israeliano The Times of Israel si è complimentato per la positività con cui è ritratta la comunità ebraica. Analogamente, anche l’ambasciata israeliana in Egitto ha commentato sulla sua pagina Facebook che il telefilm rappresenta il popolo ebraico in una veste umanitaria.

Tuttavia, l’ottimismo dell’ambasciata non è durato a lungo. Infatti, dopo alcune puntate, i rappresentanti della missione diplomatica israeliana in Egitto hanno cambiato idea, esprimendo tutto il loro disappunto per la piega negativa che il telefilm avrebbe preso, incitando contro Israele e usando i personaggi più sensibili per mascherare un sentimento anti-israeliano.

Altre critiche sono arrivate dal Partito Costruzione e Sviluppo, un movimento islamico di destra, che ha descritto il programma come un nuovo preambolo per la normalizzazione dei rapporti tra l’Egitto e “l’entità sionista”.

Il produttore della serie Mohammed al-Adel ha affermato, però, che l’obiettivo di questo programma è sottolineare l’importanza dell’accettazione reciproca dimostrando che la disputa nei confronti d’Israele è di carattere politico e non religioso.

Inoltre, secondo il critico Tarek el-Shennawi, “Harat al-Yahud” non dovrebbe essere criticata di indurre alla normalizzazione, poiché è necessario differenziare tra l’ebraismo come religione e il sionismo come politica adottata da Israele.

Anche Ahmad Fouad Anwar, un ricercatore specializzato in affari israeliani presso l’Università di Alessandria, si è complimentato per la serie, poiché secondo la sua opinione, non mette in scena una generalizzazione basata su cliché, bensì si è concentra sull’unità nazionale dell’Egitto.

La serie mette in luce anche alcuni eventi e fenomeni storici importanti, come l’emergere della militanza della Fratellanza Musulmana, l’uccisione del primo ministro Mahmoud Fahmi an-Nukrashi, e si sofferma a riflettere su quale sia stato il ruolo dei Fratelli Musulmani sull’abbandono dell’Egitto da parte della sua comunità ebraica.

A tal proposito, secondo Anwar, però, non fu solo colpa della Fratellenza, ma ci furono anche altri fattori che portarono all’emigrazione degli ebrei egiziani, come il primo conflitto arabo-israeliano nel 1948, la Guerra di Suez nel 1956 e la Guerra dei Sei Giorni scoppiata il 5 giugno del 1967. Il ricercatore, infatti, afferma che fu solo dopo questa data che gli ebrei realizzarono di non poter più vivere in Egitto.

Ismael el-Kholy è un giornalista ed ha lavorato come editore per sito web Shorouk News.

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Roberta Papaleo

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