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Egitto: dall’ unità nazionale al concetto islamico di nazione

Elaph (27/06/12). Di ‘Essam Abdallah. Traduzione di Alessandra Cimarosti.

I progetti di costruzione della civiltà moderna egiziana, fondata da Mohammed Ali Pasha nel 1805, hanno portato alla formulazione di un modello avanzato di integrazione tra egiziani musulmani e copti. Grazie a questo modello due copti sono diventati Primo Ministro d’Egitto, uno nel 1908, l’altro nel 1919, e molti altri sono diventati ministri nei governi successivi.

La rivoluzione del 1919 ha rappresentato l’apice di unità nazionale (dal punto di vista sessuale, territoriale, di sangue, di lotta) ed è emerso “un nuovo patto sociale” basato sull’idea della fratellanza nazionale o della cittadinanza, concetto che ha eliminato gli ideali principali del califfato islamico, fondato sulla fratellanza ma di tipo religioso. Ciò ha portato alla fase in cui i copti hanno rifiutato la “rappresentanza proporzionale” essendo una minoranza numerica e religiosa nella Costituzione del 1923, e si sono sentiti liberi di competere in qualsiasi elezione, indipendentemente dalla religione del candidato.

Un duro colpo è stato assestato alla occupazione inglese con la Rivoluzione del 1919 la quale ha sollevato slogan come “ Viva la mezzaluna e la croce” o anche “La religione, Dio, la patria per tutti” e questo perché sulla terra egiziana vive “un popolo unico” composto da una maggioranza musulmana e da una minoranza cristiana. Questa minoranza però, non è etnica o dinastica, o linguistica.

Tutte le incursioni sul territorio egiziano non si sono fuse con esso; queste incursioni non hanno significato un cambiamento tra gli egiziani. Il cambiamento era solo al livello di governo. Questa unità popolare e nazionale schiacciante, riunita intorno alla figura del leader Saad Zaghlul, chiese l’espulsione degli inglesi, lacerando la politica coloniale britannica di “divide et impera” basata sulla religione e sulle divisioni, e trovò il suo obiettivo nella persona di Sheikh Hassan AlBanna nel 1928. Il suo scopo era quello della nazione e del suo successo; da questo momento però, i Fratelli Musulmani sono diventati il simbolo della distruzione di qualsiasi “nazione”… perché?

Il concetto di “nazione” per i Fratelli Musulmani è molto diverso dal concetto di “nazione” in qualsiasi altra lingua e letteratura politica del mondo. Questo perché “nazione” non è intesa geograficamente, e non si basa su legami “di sangue”, quanto invece sulla “dottrina” di Sheikh Hassan AlBanna, fondatore del gruppo, e prima di lui di Sheikh Abdelaziz Gawish. Questa ideologia che li ha portati a rompere con la società nel suo insieme e con l’idea di nazione unica, si fonda sul concetto di nazione in quanto “terra dell’Islam”, e quindi un nemico che attacca l’Egitto deve essere necessariamente un infedele e se dovesse arrivare un esercito da fuori dell’Egitto sarebbe per proteggere i musulmani al suo interno.

La più grande prova di ciò fu rappresentata quando venne domandato all’ex leader dei Fratelli Musulmani, Mahdi Akef, se fosse stato contento di avere al governo un musulmano non egiziano o un cristiano egiziano; rispose che avrebbe voluto per l’Egitto un musulmano, anche se fosse venuto dalla Malesia. Questo rappresenta in pieno l’ideologia dei Fratelli Musulmani in quanto gruppo transnazionale.

Proprio quando il califfato islamico cadde per mano di Ataturk nel 1924, e iniziarono i lavori di Sykes-Pycot nel 1916, e in Egitto iniziavano a tessersi relazioni migliori tra musulmani e copti sullo sfondo dell’occupazione britannica, Hassan AlBanna concepì l’idea di fondare i Fratelli Musulmani (1928) con l’intenzione di dar vita a uno stato islamico, ovvero a una sorta di califfato. Così, poco dopo la rivoluzione del 25 febbraio, durante la quale gli egiziani hanno gridato “stato civile, stato civile!”, Mohammed Morsi, candidato del partito Libertà e Giustizia (ala politica dei Fratelli Musulmani), ha vinto le prime elezioni presidenziali del paese. Come se questo fosse il destino del popolo egiziano, alla ricerca di uno stato di diritto e della parità dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini!


Alessandra Cimarosti

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