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Egitto: che ne sarà dei partiti religiosi alle prossime elezioni?

Di Sonia Farid. Al-Arabiya (23/09/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

In Egitto uno dei dibattiti più accesi di questo momento riguarda le prossime elezioni parlamentari, in programma per la metà di ottobre, che verte, in modo particolare, sulla partecipazione dei partiti religiosi. Secondo l’art. 74 della Costituzione del 2014, infatti, i partiti politici non possono essere creati su base religiosa, etnica, settaria o geografica.

Quest’articolo, insieme alla preoccupazione che un nuovo parlamento dominato da una maggioranza islamista possa salire al potere, è stato al centro delle campagne “No ai partiti religiosi” e “No alla religione in politica e no alla politica nella religione”, che si sta guadagnando le simpatie di molti egiziani.

Dalia Ziada, la direttrice dell’Egyptian Center for Free Democratic Studies, crede che “i Fratelli Musulmani abbiano usato la democrazia per salire al potere e una volta ottenuta la guida, ne abbiano violato ogni principio”. È per questo motivo che sono partite le succitate campagne, che hanno già raccolto più di 755.000 firme. Inoltre, Ziada è convinta che, con quest’iniziativa, i cittadini firmatari possano fare appello a una commissione elettorale che, a sua volta, potrà rivolgersi a un tribunale. Dal punto di vista legislativo, infatti, soltanto la sentenza di una corte ha il potere di sciogliere un partito.

In definitiva, perciò, ci sono due correnti di pensiero. Secondo la prima, l’art. 74 della Costituzione non bandisce i partiti che sono stati creati su base religiosa, bensì fa riferimento al divieto di usare la religione per un guadagno politico. Seconda questa visione, perciò, i partiti basati su valori islamici sono perfettamente costituzionali.

A detta di altri, invece, il vero problema è l’articolo 2 della Costituzione secondo cui l’Islam è sancito come religione di Stato e il diritto islamico come la fonte principale della legislazione. A detta di Hesham Ouf, il cofondatore dell’Egyptian Secular Party, quest’articolo deve essere abrogato poiché è sempre stato utilizzato dai partiti politici per autolegittimarsi.

D’altro canto, ora è partita una contro-campagna, che facendo appello proprio all’articolo 2 della Costituzione, chiede che i partiti liberali e laici vengano sciolti.

Sonia Farid, oltre a essere un’assistente presso l’Università del Cairo, è una traduttrice, una redattrice e un’attivista politica.

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Roberta Papaleo

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