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L’Egitto appoggia la Russia

Di Tariq al-Homayed. Asharq al-Awsat (05/10/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

L’Egitto ha annunciato il proprio supporto per l’intervento della Russia in Siria. Si tratta di una notizia di rilievo, soprattutto alla luce delle affermazioni del ministro degli Affari Esteri egiziano, Sameh Shoukry: “Le informazioni in circolo in Egitto sottolineano che la Russia vuole solamente combattere il terrorismo e limitarne la diffusione in Siria [], l’entrata in campo della Russia, grazie al suo potenziale e alla sua capacità militare, aiuterà l’eradicazione del terrorismo in Siria”.

Queste dichiarazioni fanno emergere alcuni punti che necessitano di un approfondimento. Il problema principale è che l’Egitto crede alle parole dei russi riguardo alla lotta al terrorismo. Tuttavia, gli attacchi aerei condotti finora hanno colpito soprattutto l’opposizione siriana a fronte di quelli diretti contro Daesh (ISIS), circa il 5% sul totale dei raid.

La seconda questione riguarda l’indulgenza delle autorità egiziane, per non dire empatia, verso il presidente siriano Assad. Egli, infatti, non è ritenuto come il principale responsabile per l’ascesa di Daesh sul territorio siriano.

La posizione dell’Egitto rivela, altresì, le problematiche che derivano dal disinteressamento per il coordinamento russo-iraniano, soprattutto poiché Damasco è sotto l’ala protettiva iraniana. Forse l’Egitto crede che quest’alleanza sia sufficiente per garantire la vittoria della lotta al terrorismo? O protegga l’unità dello Stato siriano?

Del resto, vi sono una grande disinformazione e una comprensione erronea della crisi siriana, sia a livello politico sia tra le élite del Paese. L’Egitto non è la Siria, e la Tunisia non è né lo Yemen né la Libia. Non c’è un’univoca soluzione per tutte le crisi note come Primavere Arabe. Così stando, non c’è nemmeno coerenza tra le posizioni e gli eventi, sennonché lo spargimento di sangue vada fermato e le istituzioni dello Stato protette.

Quello che alcuni egiziani non comprendono è che l’esercito di Assad è settario e ora è stato implementato dalle milizie iraniane e dalle forze russe. Assad, inoltre, è stato l’unico presidente arabo ad aver usato un esercito straniero per attaccare il proprio popolo.

È stato anche dimenticato che tutti gli interventi militari nella regione per opera di potenze estere non ha mai aiutato alcuno Stato. Si è trattato di occupazione, e non di liberazione.

In definitiva, la posizione dell’Egitto è strana e preoccupa chi spera per la Siria. Bisogna ammettere che la politica non è fatta solo di litigi e di posizioni nette. Ci sono anche molte sfumature grigie e, nel caso della Siria, anche differenti tinte di rosso.

Tariq al-Homayed  è un giornalista e scrittore saudita, lavora per Asharq al-Awsat, di cui è l’ex caporedattore.

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Roberta Papaleo

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