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Egitto: a due anni dalla rivoluzione, ancora si piange per il pane

Pane

Ahram Online (25/01/2013). Al secondo anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, la crisi economica egiziana e le richieste popolari rimangono insoddisfatte. Nel gennaio 2011 le milioni di persone che urlavano ” Pane” per le strade del Cairo, sottolineavano la natura economica delle rivendicazioni rivoluzionarie.

I canti rappresentavano le aspirazioni del popolo di un più equo sistema economico, protestando per i livelli di inflazione, i salari bassi e  l’indisponibilità delle razioni giornaliere di cibo.” Pane, libertà e dignità”, il pane era la prima parola urlata dai manifestanti di Piazza Tahrir, perché il pane è l’alimento principale per milioni di egiziani.

Sono passati due anni da allora e le cose sembrano essere peggiorate. L’inflazione ha raggiunto nuovi record ed i prezzi di beni di prima necessità suono aumentati notevolmente, diventando al di fuori della portata di intere comunità. La legge sul “salario minimo garantito” è ancora rimasta inattuata e la richiesta di attuazione viene ignorata dal governo. Inoltre la costituzione di recente approvazione, stabilisce che i salar devono essere calibrati in base alla produzione e non ai prezzi.

Migliorare a qualità e la disponibilità del cibo era uno dei punti chiave del programma elettorale dei 100 giorni del presidente Mohammed Morsi. Il prezzo del pane è rimasto invariato dal 1980, grazie alle politiche governative intervenute negli anni per stabilizzare il prezzo dei sussidi per il pane.

 


Silvia Di Cesare

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