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Economia ai tempi del caos

Magharebia (12-09-2014). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo

In Libia non esistono autorità statali vere e proprie, in Iraq gli sgherri dello Stato islamico (Isis) continuano a mettere in difficoltà i peshmerga curdi e quello che resta dell’esercito iracheno. Due paesi in cui il controllo territoriale appare un’utopia, la stabilità istituzionale una chimera, la giustizia sociale neanche all’orizzonte più remoto. Tutto sembra sgretolarsi tranne due settori: petrolio e narcotraffico.

Due giorni prima che il portavoce del parlamento libico esprimesse il disperato bisogno di aiuti internazionali, anche militari, il primo ministro Abdullah al-Thani, ora in visita ad Abu Dhabi, ha assicurato che giacimenti, terminali e stabilimenti petroliferi sono sotto “il totale controllo del governo”. Anzi, la produzione sta aumentando a ritmi vertiginosi: sbloccati a luglio, i terminali dell’Est (chiusi da un anno per defezione delle guardie schierate intorno alle installazioni) sono arrivati a produrre 810mila barili al giorno. Una cifra notevole, considerando che all’inizio dell’estate i barili prodotti quotidianamente erano 220mila, a fine agosto circa 550mila, come precisa il portavoce della Compagnia nazionale di petrolio libica (Noc) Mohamed al-Hrari. Il primo ministro al-Thani prevede addirittura che all’inizio di ottobre si arriverà a 1 milione di barili al giorno.

Un ritmo piuttosto insolito per un paese senza governo. Addirittura la Lybia Oil Holdings (di proprietà del governo libico) ha aumentato il valore della propria quota azionaria del 17,75% nella Circle Oil Plc (di cui fanno parte anche Kaupthing Bank, Audley Capital, American Funds Insurance Series Global Small Capitalisation Fund, Norges Bank, Picabia Limited e Colin Blackbourn) di circa un quinto. Tutto merito della scoperta di un importante giacimento in Tunisia, dove la Oil Circle partecipa alle estrazioni.

Silvia Di Cesare

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