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Economia e costituzione: l’esperimento egiziano continua

Zoom 24 nov Esperimento egizianoDi Mahmoud Salem. The Daily News Egypt (18/11/2013). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

Qualche tempo fa chiesi a una giovane e brillante economista la sua impressione sull’economia egiziana e se vi era un termine per definire il nostro sistema economico. Lei era scoppiata a ridere in modo isterico, rispondendomi che non solo non vi è un modello economico per definire l’attuale economia egiziana, ma che per di più gli economisti mondiali hanno dovuto inventare un termine ad hoc per non apparire impreparati. È nato così il cosiddetto “esperimento egiziano”: nessuno sa come funziona, nessuno sa se funzionerà o se sarà un fallimento, tutti guardano ed aspettano la prossima mossa. Proprio come tutto il resto in Egitto.

Il governo sta continuando a portare avanti la sua lista di provvedimenti che dovrebbero risollevare l’economia egiziana. Le nuove manovre comprendono: la costruzione di un memoriale a Piazza Tahrir in onore dei martiri del 25 gennaio e del 30 giugno; la proposta di un piano di sviluppo per il paese già deriso dagli economisti; la richiesta di altri 2 miliardi di dollari agli Stati del “Golfo” per diminuire le spese militari dalla Russia.

Nessuna di queste priorità menziona le vere riforme di cui il governo avrebbe bisogno, come la diminuzione del deficit di bilancio o le restrizioni agli investimenti privati.

Nel frattempo la nostra commissione costituzionale sta mettendo a punto una nuova costituzione equa ed equilibrata, nel senso che renderà tutti egualmente scontenti.

Era stato annunciato che questa sarebbe stata la prima costituzione a garantire la libertà di religione assoluta. Ciò appare ridicolo una volta che ci si rende conto che la libertà assoluta non comprende la libertà di costruire pubblicamente luoghi di culto, la libertà di sostenere apertamente le proprie credenze religiose e la libertà di conversione religiosa.

La nuova costituzione garantisce ai cittadini il diritto di praticare liberamente la propria fede nella comodità e privacy delle proprie mura domestiche. Ci piacerebbe ricordare che questa era la medesima definizione di libertà di culto fornita in passato dai Fratelli Musulmani.

Lo stesso capo della commissione costituzionale, Amr Moussa, ha pubblicamente dichiarato che il testo che la sua commissione sta elaborando è un “work in progress”. In altri termini, anche la nostra costituzione è un esperimento.

Tutto ciò non scoraggia le campagne pro e contro il nuovo testo costituzionale: tutte le strade del Cairo sono tappezzate di manifesti a favore della nuova costituzione progressista e libertaria, mentre altri spingono a votare contro il nuovo ennesimo testo iniquo.

Stiamo per assistere ad un’epica battaglia che non avrà però alcuna conseguenza. Solo una cosa sembra certa: l’esperimento continua.

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Roberta Papaleo

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