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È tempo per un Kurdistan indipendente

Un Kurdistan indipendente

Un Kurdistan indipendenteIbrahim Malazada. Asharq al-Awsat (08/04/2013). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

La creazione di una nuova entità statale, specie se si tratta del Kurdistan iracheno, deve essere analizzata considerando tre dimensioni fondamentali, e cioè le dimensioni interne, regionali e internazionali.

Nella dimensione interna alcuni fattori sono costanti mentre altri sono variabili. Gli elementi costanti comprendono il territorio stesso, anche se gran parte è ancora fuori dalla giurisdizione della regione, e la gente con una lingua ufficiale e una storia comune. Gli elementi variabili comprendono i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, insieme alle organizzazioni della società civile, alle risorse naturali e all’economia in crescita.

La dimensione regionale è la più importante e sensibile. Possiamo dividere questa dimensione in due sotto-categorie, i fattori regionali interni ed quelli esterni. A livello interno, la dimensione regionale si riferisce al rapporto del Kurdistan con l’Iraq. Questo Stato ha attraversato fasi caotiche incarnate dal conflitto settario, dalla presenza di Al-Qaeda e dalla corruzione dilagante. L’unica peculiarità del rapporto di Baghdad con il popolo curdo è stata la volontà di emarginarli. I nuovi politici, invece, avrebbero dovuto fare tutto il possibile per ricostruire la fiducia e guadagnarsi l’affetto dei curdi e costruire uno stato di cittadinanza per tutti.

Per quanto riguarda la dimensione regionale esterna, questa riguarda il rapporto del Kurdistan con la Siria, l’Iran e la Turchia. Il caso siriano è ben noto, il regime non sarebbe in grado di opporsi alla volontà del popolo curdo essendo esso stesso sprofondato in una grave crisi interna. Anche l’Iran si trova in una posizione sfavorevole: la sua economia va di male in peggio, a livello internazionale è isolato ed economicamente e politicamente sotto assedio. Infine, bisogna considerare gli interessi economici di Teheran in Kurdistan e l’importanza strategica dei curdi in Iran.

Anche la Turchia per diverse ragioni ha visto mutare la propria mappa politica. La prima è l’ideologia neo-ottomana del Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) che la porta a considerarsi come rappresentante della regione sunnita contro l’Iran sciita. La seconda è che Baghdad non è riuscita a costruire uno Stato civile esente da inclinazioni ideologiche o militari e ha trascurato l’alleato curdo fallendo nella sua politica “dividi et impera” nei confronti degli arabi sunniti iracheni. In terzo luogo, Erbil è stata in grado di costruire un rapporto equilibrato con tutti e ha aperto le porte agli investimenti esteri permettendo alle grandi compagnie turche di investire nel suo settore del petrolio. In quarto luogo, per limitare il ruolo del movimento curdo in Siria, la Turchia necessita dell’aiuto del Kurdistan iracheno. Infine, un progetto di accordo di pace tra il governo turco e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) è stato concordato.

Per quanto riguarda la dimensione internazionale, dal punto di vista politico, oggi la situazione del Kurdistan iracheno è meglio compresa, anche grazie alla capacità mostrata dai curdi nell’amministrare la loro regione. Il governo regionale curdo (KRG) ha stretto legami politici, economici e culturali con i paesi occidentali, mentre decine di aziende occidentali sono entrate nella regione a seguito delle generose offerte del KRG.

Tutti questi fattori fanno sì che per la regione del Kurdistan l’indipendenza sia ormai dietro l’angolo. Tra l’altro se ciò non avvenisse la “casa curda” sarebbe privata di una sua sovranità, cosa che renderebbe nuovamente vulnerabile il popolo curdo.


Ilaria Antoniello

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