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I due terzi dei detenuti in Marocco non hanno avuto un processo

AlQuds AlArabi (19/06/12). Di Mahmoud Ma’arouf.  Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Un’associazione di diritti umani marocchina indipendente ha dichiarato che i due terzi dei detenuti in Marocco sono sotto detenzione nelle sovraffollate carceri marocchine, senza essere stati processati. Anche se la capacità delle prigioni marocchine non supera i 50.000 detenuti, la popolazione carceraria raggiunge gli oltre 80.000 prigionieri e ciò si riflette sulle condizioni dei detenuti che scontano le pene giudiziarie.

L’organizzazione ha espresso la sua preoccupazione per le condizioni dei detenuti all’interno di varie prigioni marocchine e per la situazione degli immigrati provenienti dall’Africa sub-sahariana.

Mohammed Nechnech, capo dell’organizzazione, lunedì ha espresso la preoccupazione della sua organizzazione per i diritti umani, riguardo alla condotta delle forze di sicurezza e amministrative nei confronti degli immigrati africani diretti in Marocco e ha aggiunto che il metodo di arresto e di trasporto nei luoghi di detenzione amministrativa, le condizioni della detenzione, la ricerca, la durata dell’arresto e del trasporto fino ai confini e le condizioni nelle quali vengono trasportati sono pratiche oltraggiose alla dignità umana e in contrasto con il primo e il secondo articolo della Costituzione marocchina.

Nechnech ha dichiarato che l’organizzazione offrirà aiuto alle forze legislative ed esecutive contribuendo nel superamento delle difficoltà e del vuoto giuridico e al fine di fornire una protezione efficace agli immigrati in stato di illegalità, ai richiedenti asilo politico e ai rifugiati. Ha anche aggiunto che l’organizzazione deve condurre indagini e ricerche sulle ingiustizie e sulle lamentele dei detenuti, compresi quelli “salafiti jihadisti” e che, infine, deve organizzare visite a numerosi carceri al fine di informarsi sulle condizioni dei prigionieri.

L’organizzazione ha richiesto di attuare le proposte della Commissione della Giustizia e della Riconciliazione, in particolare riguardo alla non ripetizione di ciò che è successo durate gli anni di piombo, riguardo le gravissime violazioni dei diritti umani. Ha sottolineato l’importanza dell’affrontare le questioni in sospeso nel campo dei diritti dell’uomo emanate dalla Commissione, in particolare riguardo alla sicurezza, ai sequestri e al caso di Mehdi Benbaraka.

Mohammed Nechnech ha attaccato il primo ministro del governo, Abdelillah Benkirane, per aver monopolizzato i mezzi di comunicazione e audio-visivi. L’organizzazione ha scritto una lettera di proteste alla Commissione superiore della comunicazione audio-visiva “Hakka”, accusando Benkirane per lo sfruttamento dei canali di comunicazione pubblici per promuovere i suoi messaggi diretti ai cittadini e ha richiesto di concedere la stessa opportunità all’opposizione.

Infine, Mohammed Nechnech ha criticato con forza il progetto di legge sulle garanzie concesse ai militari, in particolare l’articolo 7, affermando che “questo progetto di legge è una contraddizione, prevedendo l’applicazione del diritto internazionale nelle operazioni militari all’esterno del territorio nazionale, quando non è prevista l’applicazione della Costituzione e del diritto penale in materia di azioni militari all’interno del territorio nazionale”.

L’organizzazione ha dichiarato di impegnarsi, nella fase attuale, per una corretta attuazione democratica della Costituzione del 2011, soprattutto riguardo alle libertà di base, al potere giudiziario e ai diritti dei contendenti.

 

Alessandra Cimarosti

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