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Dubarah, giovani siriani al servizio dei siriani nel mondo

Di Raham Kousa. Huna Sotak (07/08/2014) Traduzione di Claudia Avolio.

Dubarah è un servizio web fondato da giovani siriani per aiutare a garantire lavoro, istruzione, abitazione e sostegno psicologico ai siriani in almeno 52 Paesi. L’addetto stampa di Dubarah, Majed Khanji, spiega che l’idea ha richiesto quasi 3 mesi per essere concretizzata: “All’inizio si fornivano opportunità lavorative e si aiutavano i siriani con risposte concrete riguardo temi come lo stabilirsi in un luogo e lo status di rifugiati”.

Quando il giovane siriano Wasim al-Akram (27 anni) è arrivato in Turchia circa un anno fa, voleva chiedere asilo in Svezia: “I siriani vengono a Istanbul solo di passaggio. Era dura trovare qualcuno che credesse in me, avere un lavoro e una casa qui”, racconta: “Se non fosse stato per Dubarah sarei tornato in Siria malgrado l’incessante morte che vi è in corso”.

Ahmad Ramadan, rifugiato al Cairo, fa notare come Dubarah l’abbia aiutato nel trovare una casa condivisa con giovani della Siria come lui: “A Dubarah non è rimasto che aiutarci a trovare compagne di vita siriane, accogliendo specifiche richieste. Credo che possano riuscirci e dare davvero una grossa mano ai siriani e alle siriane nei Paesi d’esilio”.

Il team di Dubarah è formato da 22 “dubarini” cui si aggiungono 930 assistenti sparsi in 52 Paesi che aiutano la rete principale nel risolvere un problema o fornire informazioni nel luogo in cui risiedono. Majed Khanji spiega che tutti i “dubarini” “sono volontari e non hanno un orario di lavoro prestabilito ma la loro distribuzione geografica aiuta nel renderli disponibili 24 ore al giorno”.

Oggi Dubarah conta 890 mila siriani registrati al sito stando ai dati del primo quadrimestre del 2014. La sua rete è riuscita a trovare oltre 11721 impieghi per i siriani, a garantire oltre 1763 opportunità di investimento, finanziando inoltre progetti per i siriani e fornendo 1367 soluzioni abitative.

Salam Aziz, residente a Dibben (Giordania), parla della difficoltà di avere opportunità perché a volte “richiedono valutazioni e graduatorie”. Hani Salihani, residente in Libano, commenta: “Dalla mia esperienza sento di dire che in esilio nessuno ti sostiene se non i tuoi connazionali”. E Lajin Baghdadi (18 anni) assicura che Dubarah è l’unica pagina che è riuscita a riunire i siriani pur con le loro diverse opinioni.

Nur Murad, residente in Turchia, considera come Dubarah sia “riuscita ad affermarsi come rete esclusiva per i siriani rispetto al razzismo che affrontano in ogni luogo”. Per la ragazza “ciò che più caratterizza Dubarah sono le idee che lancia, le soluzioni proposte riguardo la scarsità d’acqua ad Aleppo ed altre idee che non ci erano venute in mente di portare alla luce in modo così ordinato”.

Interessante far notare infine che il fondatore della rete, Ahmed Edlibi, ha ottenuto la Fellowship Ashoka – su scala mondiale – come “social leader creativo”, divenendo così il primo siriano a conseguire tale riconoscimento.

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Claudia Avolio

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