Politica Zoom

A cosa porterà il dialogo tra islamici e laici?

di Oraib Rantawi (Al Quds 20/01/2012). Traduzione di Silvia Di Cesare

Attraverso il dialogo tra islamici (tenendo conto delle loro differenze) e laici (con le loro diverse tendenze) molto spesso si è arrivati a un livello di “conoscenza” o di “messa in ridicolo” reciproca. Ciò è l’ultima cosa di cui ha bisogno la nostra gente che sta attraversando una transizione difficile, ma responsabile, verso la democrazia e sta cercando di costruire dei sistemi alternativi ai regimi di corruzione e tirannia ormai estinti. Questa discussione ha gettato, in alcuni casi, ombre dense e cupe sulla scena pubblica della politica araba, andando ad intaccare i risultati raggiunti in molti paesi e civiltà arabe, in termini di “costruzioni di ponti” e di “ estinzione delle differenze” tra le entità che le compongono.

Gli islamici, per la maggior parte, non sono gli abitanti delle caverne e non stanno scendendo nelle nostre città e nelle nostre metropoli dalle alte montagne delle regioni “tribali”. Forse alcuni di loro hanno queste radici, ma sicuramente una minima parte della moltitudine. Essi non sono strumenti nelle mani dei regimi o dell’Occidente e non sono “clienti” di questo blocco costruito sulle “alleanze della guerra fredda”. Nel loro cammino essi trasmettono speranza e conforto e, nella maggior parte degli stati della primavera araba, si collocano nelle periferie del potere e della governance, senza fare alcun accenno ad una volontà di ritorno ai tempi d’oro. Per quanto riguarda il loro atteggiamento politico, essi convergono e divergono, si alleano e si dividono, con questa forza politica o con quella, con questo partito o con quell’altro. Questo atteggiamento deve essere osservato e analizzato con gli stessi occhi e le stesse lenti con cui si osservano e si analizzano i comportamenti e le posizioni delle varie correnti politiche ed intellettuali arabe.

Li abbiamo visti adottare approcci pacifici, in contrasto con i loro percorsi storici, mentre al loro interno si celavano tattiche e comportamenti che si avvicinano all’opportunismo politico, come avviene in tutte le correnti politiche, senza eccezioni.

Il partito Baath iracheno ha combattuto l’Occidente e si è alleato con esso, il partito Baath siriano ha lottato, direttamente, contro Israele nel 1973 e indirettamente nel sud del Libano nel 2006. Combatté sotto la bandiera americana a Hafar Al Batin, alleata con i regimi moderati ( Egitto e Arabia Saudita), per poi scontrarsi con loro,i “mezzi uomini” ( vennero così chiamati i leader arabi da Assad in un discorso tenuto dopo la seconda guerra del Libano Ndr), e si potrebbe andare avanti così a lungo. Questo è l’attegiamento che hanno avuto i regimi arabi di sinistra in diverse situazioni, fino al momento in cui si sono rifugiati sotto l’ala reazionaria araba ( lo Yemen democratico), per poi affrontarla nella “congiura” della guerra fredda. Questa è la realtà. Perché , come sapete,non esistono in politica posizioni o alleanze stabili, in politica esistono solo interessi stabili…ed essi non coincidono sempre e necessariamente con gli interessi “nazionali”, ma si susseguono sopratutto gli interessi dei partiti e delle correnti politiche o di pensiero: ciò non accade ogni giorno in qualsiasi parte del mondo?

Allo stesso modo è assurdo e irrispettoso ritrarre i laici e i liberali come se fossero una massa di “servi dell’Occidente” che non hanno nessuno scopo se non quello di rovesciare il “progetto culturale della nazione araba”. Oltre che assurdo e degradante, è anche limitativo ridurre il loro progetto a una diffusione del “vizio” e ritrarli come se fossero un gruppo di persone dedite “al vino e alle donne”, il massimo della banalità.

I laici della regione hanno guidato i movimenti di liberazione nazionale e hanno costruito la prima esperienza di indipendenza, sono stati i precursori dell’attuale rivoluzione palestinese, hanno combattuto contro i nemici della nazione araba come gli altri,prima degli altri e forse anche più degli altri. Essi vivono un momento in cui la loro influenza e la loro posizione nelle nostre società contemporanee è in declino per le ragioni più disparate, tra cui per esempio la delegittimazione che l’Occidente e gli arabi reazionari stanno conducendo contro di loro, in un periodo in cui l’Occidente e i reazionari intrattengono stretti legami di amicizia e di alleanza con la maggior parte delle correnti islamiche.Nonostante questo una persona ragionevole non può immaginare le nostre società senza la presenza dei laici al loro interno.

La democrazia, la cui bandiera innalziamo ogni giorno, è la prima vittima delle pratiche e delle politiche islamiche o laiche: la maggioranza dei laici non è sempre stata democratica e gli islamici hanno iniziato a tendere alla democrazia solo negli ultimi anni. La democrazia, nei loro discorsi politici o di pensiero, non è un elemento stabile e “solido”e, il linguaggio che hanno adottato negli ultimi tempi si avvicina molto al linguaggio dei vecchi regimi, fossero essi di esclusione o totalitari. In ogni caso non è interesse di nessuno entrare in questo dibattito, poiché ciò che è necessario fare, oggi più che mai, è pensare al futuro.

Il futuro che cerchiamo, che cercano le masse della “liberazione” e del “cambiamento, ospiterà tutti e avrà spazio per tutti i colori e le sfumature di pensiero, a patto che noi iniziamo a credere nel pluralismo e iniziamo a rispettare i diritti degli altri, mettendo da parte la violenza e il conflitto interno, astenendoci dall’accusare gli altri di blasfemia, di tradimento o di ignoranza, ma sopratutto se accettiamo di ricorrere alla rotazione regolamentata e incondizionata del potere determinata dalle urne.

Questo futuro è ciò a cui aspirano le correnti islamiche moderate e, insieme ad esse, anche le correnti laiche, le associazioni politiche popolari e le forze emergenti nei nostri stati e nelle nostre società. Ora sta a noi stare in guardia dalla capacità dei “fondamentalisti”di imporre la loro idea di società sulla totalità della popolazione o sulla stragrande maggioranza di essa, siano essi islamici o laici, poiché esistono efferati fondamentalismi laici,così come scuole politiche o movimenti religiosi ancora più estremi di quelli islamici. Sopratutto perché vi sono molti “predatori”,interni ed esterni alle società arabe, che aspettano l’occasione per avventarsi sulle nostre rivoluzioni e convertire la possibilità che abbiamo a disposizione in una ragione di sfida o in una fonte di pericolo.

Silvia Di Cesare

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