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Dov’è l’ambasciatore americano al Cairo?

Di Mohamed Elmenshawy. Ahram Online (21/04/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

L’assenza di un ambasciatore americano al Cairo negli ultimi otto mesi può dipendere da diversi motivi. In primo luogo, può essere segno di tensione tra i due Paesi e di esitazione da parte dell’amministrazione USA su cosa fare in merito agli sviluppi in Egitto. In secondo luogo, può significare che la difesa è ancora la base delle relazioni bilaterali. In effetti, tra il segretario della Difesa Chuck Hagel e il maresciallo Al-Sisi sono intercorse più di trenta telefonate, circa una ogni sei giorni. In terzo luogo, può indicare che Washington non intende avere una presenza diretta in Egitto.

Secondo Amy Hawthorne, esperta di Egitto presso l’Atlantic Council di Washington, “il fatto di non avere un ambasciatore americano al Cairo negli ultimi mesi ha abbassato il profilo degli Stati Uniti in Egitto, contribuendo probabilmente a calmare le acque dopo la campagna mediatica al vetriolo dell’estate scorsa contro l’ambasciatrice Patterson”.

Nominata un mese dopo la fine del mandato di Margaret Scobey nel giugno 2011, in un momento di grande instabilità per l’Egitto, Anne Patterson ha subito pesanti critiche prima e dopo le proteste per la cacciata di Morsi. Alcuni giornali egiziani l’hanno definita, ad esempio, “ambasciatrice dell’inferno”, finché nell’agosto 2013 è rientrata negli Stati Uniti. Quindi, ora come ora, alcuni credono che i diplomatici americani siano restii a prestare servizio al Cairo, sebbene un tempo fosse un incarico molto ambito.

D’altra parte, circolano voci secondo le quali il governo ad interim egiziano avrebbe sconsigliato a Washington di scegliere Robert Ford come nuovo ambasciatore americano al Cairo. Alcuni circoli egiziani, infatti, lo accusano di contribuire alla violenza in Siria attraverso il sostegno all’opposizione contro il regime di Assad. Ford, inoltre, è ben disposto nei confronti degli islamisti, cosa che preoccupa il governo egiziano in carica.

Amy Hawthorne crede che l’amministrazione Obama abbia scelto di non nominare Ford anche per evitare un’altra reazione anti-americana. Tuttavia, l’assenza di un alto rappresentante degli Stati Uniti al Cairo aggrava la sensazione di incertezza, o meglio di passività, che caratterizza la politica americana in Egitto. Un problema che riguarda anche la più ampia strategia degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Probabilmente Washington non ritiene che la presenza o meno di un ambasciatore al Cairo avrà un impatto sui suoi interessi; di conseguenza la questione è tattica piuttosto che strategica – almeno finché ci saranno canali di comunicazione aperti tra i vertici militari dei due Paesi. Non capiremo completamente l’assenza di un ambasciatore americano fino a quando in Egitto si svolgeranno le elezioni ed emergerà sia un quadro politico più chiaro, sia una valutazione sulla risposta degli Stati Uniti agli sviluppi in Egitto.

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Cristina Gulfi

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