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Dov’è finita la rivoluzione egiziana?

Di Amira el-Fekki. Daily News Egypt (24/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Egitto rivoluzione 25 gennaio 2011 in
Egitto rivoluzione 25 gennaio 2011 in

Come per ogni anniversario della Rivoluzione del 25 gennaio, le richieste del popolo sembrano accumularsi. Accanto alle rivendicazioni fondamentali del 2011 – pane, libertà, dignità e giustizia sociale – ogni nuovo anno sembra aumentare la frustrazione di coloro che sono scesi in piazza Tahrir nel 2011. Da allora, il popolo non ha visto nessun progresso concreto, secondo quanto sostenuto da Yousry al-Azabawy, esperto di politica presso il Centro Al-Ahram per gli Studi Politici e Strategici.

Guardando indietro alle richieste del 2011, lo slogan più usato – “Il popolo vuole la caduta del regime” – chiedeva direttamente le dimissioni di Hosni Mubarak e del suo governo. Mubarak fu costretto a lasciare il potere l’11 febbraio 2011, ma il popolo voleva che venisse perseguito dalla legge. Quindi tra le richieste ci fu anche quella di ritenere Mubarak e il suo regime responsabili per corruzione, per  appropriazione indebita di fondi pubblici e per l’uccisione di manifestanti. Secondo Wiki Thawra, database statistico non ufficiale, il numero delle persone morte durante i 18 giorni di rivoluzione fu di 1.075 in 22 diversi governatorati d’Egitto.

In risposta a queste richieste, quando il Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) prese il potere fu istituita una commissione d’inchiesta per indagare sui fatti del 25 gennaio. Nell’aprile 2011, la commissione emanò un rapporto nel quale si stimava che il numero dei morti era di 840 persone. Il rapporto confermava, inoltre, un uso eccessivo della forza da parte della la polizia: “Il modo in cui i poliziotti hanno sparato sulla folla suggerisce che obbedivano a ordini incontestabili che potevano essere arrivati solo dal ministro dell’Interno in persona”, si leggeva nel rapporto. La commissione aveva infine descritto il regime Mubarak come una tirannia ereditaria, accusandolo anche di frode elettorale.

Quello stesso mese, la famiglia di Mubarak era stata messa in custodia ed erano iniziate le indagini. Dal febbraio 2011 al giugno 2012, lo SCAF detenne il potere. In quel periodo, si verificarono disordini e incidenti, come gli scontri di Mohamed Mahmoud e l’attacco all’ambasciata israeliana. Secondo Wiki Thawra, 438 furono i martiri nel periodo di potere dello SCAF. La sua politica spinse di nuovo la gente a scendere in strada ed il primo anniversario della rivoluzione fu segnato dalle richieste per la fine del regime militare e la cacciata del feldmaresciallo Mohammed Hoseyn Tantawi.

Poi arrivarono le elezioni presidenziali e Mohamed Morsi divenne presidente nel giugno 2012. Morsi istituì una seconda commissione d’inchiesta, ripetendo il primo scenario. Dopo qualche mese, il popolo chiese le dimissioni di Morsi e inscenò proteste contro la Fratellanza Musulmana. Wiki Tahwra riporta la morte di 470 sotto la presidenza Morsi. Ancora una volta, dopo il 30 giugno 2013, una commissione d’inchiesta era incaricata di investigare sulla violenta dispersione del sit-in in piazza Rabaa, ma le organizzazioni locali per i diritti umani criticarono il rapporto finale della commissione.

Quattro anni dopo, l’ex ministro degli Interni sotto Mubarak, Habib al-Adly, è stato assolto da tutte le accuse insieme ad altri alti funzionari della sicurezza. Lo stesso accade a Mubarak e ai suoi figli Gamal e Alaa, che verranno liberati proprio nel giorno dell’anniversario della rivoluzione.

Nel frattempo, il numero e la portata delle proteste è stato sottomesso da una dura repressione, mentre migliaia di prigionieri politici rimangono dietro le sbarre per aver violato la legge sulle manifestazioni. Il numero di morti da quel 30 giugno 2013 è di 3.248, secondo Wiki Thawra.

Nell’arco dei quattro anni dopo la rivoluzione, le proteste di massa sono state spesso accompagnate dalla divisione sociale. Nel 2011, i manifestanti pro-Mubarak si sono scontrati con la gente di piazza Tahrir. Nel 2012, membri della Fratellanza si sono scontrati con gli attivisti anti-regime. Nel 2013, gruppi pro-militari hanno protestato contro gli attivisti e la Fratellanza, in favore di El Sisi. “Questo è quello che accade quando ti fermi a metà strada. Questo è quello che ci è accaduto. Abbiamo spostato l’attenzione dal nostro obiettivo principale e abbiamo iniziato a lottare su come dividerci il potere”, sostiene Fathy Afify, ex membro del Movimento 6 Aprile e attivista della rivoluzione.

Amira el-Fekki è una giornalista egiziana.

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Roberta Papaleo

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