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Dov’è finita la diplomazia araba?

Di Dawood Albasri. Elaph (29/05/2014). Traduzione e sintesi di Gabriele Vitale.

A quattro anni dall’inizio della rivoluzione siriana possiamo ormai contare centinaia di vittime: l’uso criminale di armi chimiche da parte del regime e gli orribili massacri vissuti in prima persona dalla popolazione hanno ormai superato ogni limite immaginabile. Per non dimenticare le morti e le intimidazioni indotte da gruppi fondamentalisti islamici provenienti da Libano, Iraq e Iran.

All’interno di questo clima si erge, inoltre, l’incompetenza internazionale nel discutere la situazione a livello umanitario, o più in generale, l’incapacità di contrastare l’inferno siriano. Quando sembrava che finalmente i vertici dell’ONU volessero mettere in moto indagini volte a verificare se fossero stati commessi crimini di guerra in questi quattro anni, Russia e Cina hanno annunciato l’imposizione del diritto di veto e il conseguente blocco del progetto di risoluzione per la Siria.

Ma il problema non riguarda tanto i governi russi e cinesi che mirano forse al sostegno di ambigui movimenti interni, al contrario. La vergogna qui sta nella mancanza di una posizione della comunità araba in materia. Dall’inizio della rivoluzione assistiamo, infatti, ad una completa assenza della diplomazia araba e ad una scandalosa paralisi delle attività di intervento riguardo alle condizioni del paese. Proprio la morte clinica della diplomazia araba ha aperto la strada al sostegno del Cremlino al regime siriano e, quindi, al continuo e abbondante rifornimento di armamenti militari di ogni tipo.

Non è più tollerabile continuare a coprire pubblicamente i crimini di Bashar al-Assad, ostinandosi a fingere che non siano state usate armi chimiche contro civili. Stare impassibili come spettatori davanti a questo sterminio non è tanto diverso dall’esserne complici.

In passato la diplomazia araba aveva il potere di fronteggiare tutto ciò, aveva il coraggio e l’onore di dire la sua opinione e di farsi ascoltare. Sfortunatamente, ora, questo potere è venuto meno davanti a potenze quali la Russia e la Cina. Inoltre, si è sprecato del tempo nel tentativo di nascondere l’assenza di una reale e coesa lega degli stati arabi, perdendo così di vista il problema centrale.

Quel che serve per risollevare la situazione è una risoluzione urgente e rapida da parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’unico organismo oggi in grado di guidare una diplomazia araba. Abbiamo ormai valicato ogni limite di dignità e trasgredito ogni tabù. È ora di agire.

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Viviana Schiavo

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