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Dopo Parigi, cambierà la politica UE verso i rifugiati?

Di Hussein Abd al-Aziz. Al-Jazeera (23/11/2015). Traduzione e sintesi di Annamaria Bertani.

In seguito alla decisione della cancelliera tedesca Angela Merkel di sospendere la convenzione di Dublino ed aprire le porte del suo paese ai migranti, in particolare a quelli siriani, la questione dell’immigrazione irregolare in Europa è giunta ad un punto critico. I fatti di Parigi, poi, hanno posto l’Unione Europea in una posizione contraddittoria: da un lato continuare a seguire la politica liberale nei confronti dei rifugiati e dall’altro adottare una politica conservatrice e chiudere quindi le porte.

Gli eventi di Parigi hanno formato una squadra di paesi critici verso le politiche liberali adottate dall’UE in generale e da Germania e Svezia in particolare. La Francia ha sospeso il trattato di Schengen ed esige un rigido controllo delle frontiere dell’UE e la Finlandia ha attribuito la responsabilità degli eventi di Parigi ai rifugiati, rifiutando quindi circa il 65% delle richieste di asilo presentate nei mesi scorsi. La Norvegia annuncia che farà ritornare indietro i rifugiati arrivati dalla Russia, l’Austria segue le orme dell’Ungheria costruendo un recinto lungo il confine con la Slovacchia e il governo polacco ha annunciato la sospensione dell’accoglienza dei rifugiati.

In Germania la decisione di rendere di nuovo effettiva la convenzione di Dublino è stata un duro colpo per tutti i rifugiati entrati dopo il 12 ottobre, i quali dovranno tornare negli Stati membri che per primi li avevano accolti. Chiaramente gli attacchi di Parigi hanno intensificato l’interesse per la dimensione della sicurezza a scapito di quella umanitaria, sempre sostenuta dalla Merkel che ora si trova costretta e prendere una decisione: lasciare i confini aperti e rischiare che gli eventi di Parigi si ripetano in Germania oppure chiudere le frontiere e retrocedere sulla sua politica liberale. I sostenitori della cancelliera sostengono tuttavia che difficilmente quello che è successo in Francia si verificherà a Berlino grazie ad un migliore processo di integrazione dei rifugiati in Germania, un contenuto numero di islamisti ritenuti pericolosi (stimati a circa 300 unità contro le oltre 5.000 francesi) e grazie infine alla limitata partecipazione tedesca alla coalizione anti-Daesh (ISIS).

Le ultime decisioni non comportano una ritrattazione delle politiche tedesche in materia di asilo, sono piuttosto dirette contro quei paesi che rifiutano il principio delle quote. In questo senso la cancelliera è stata chiara fornendo il suo sostegno alla decisione del ministro dell’Interno Thomas De Maizière riguardo alla convenzione di Dublino: “Ritengo giusta la decisione del ministro perché vogliamo andare verso un meccanismo giusto di distribuzione dei rifugiati in Europa e abbiamo bisogno di dividere gli obblighi con giustizia”.

Le conseguenze delle decisioni tedesche però si rifletteranno negativamente su decine di migliaia di profughi, specialmente quelli che ora sono ammassati nei Balcani. I rifugiati verranno infatti trattati come un pallone lanciato fra i due paesi. L’Europa è divisa  fra la priorità umanitaria e quella della sicurezza economica, e mentre la Germania ha accusato alcuni paesi di aver abbandonato la priorità umanitaria, questi paesi a loro volta l’hanno accusata di avere causato l’ondata di profughi quando ad agosto decise unilateralmente di sospendere la convenzione di Dublino.

Gli eventi di Parigi hanno inasprito la discordia fra gli stati membri e l’Europa si trova sull’orlo di una crisi politica che sarà la prima nel suo genere dalla fondazione dell’Unione. Il piano europeo si può sviluppare su due livelli: il primo è legato agli stati africani con l’aggiunta di Giordania e Libano, il secondo dipende dalla Turchia, fonte principale di immigrazione irregolare. Il primo richiede di combattere le cause dell’immigrazione e di offrire quindi aiuto materiale nel mantenimento della sicurezza e nel miglioramento dell’istruzione. Per quanto riguarda la Turchia, senza di essa non può esserci soluzione alla crisi europea dei rifugiati. Sembra che i primi segnali di accordo fra Turchia ed Europa inizino ad emergere. Il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) ha annunciato che entro cento giorni dalla formazione del nuovo governo emetterà decisioni storiche e decisive che limiteranno il flusso di migranti verso l’Europa e consentiranno ai rifugiati siriani in Turchia di vivere dignitosamente.

Hussein Abd al-Aziz è scrittore e produttore per il canale satellitare Paltoday.

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Roberta Papaleo

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