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Dopo le rivolte arabe, Israele è l’unico Stato in Medio Oriente

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Di Talal Salman. As-Safir (03/02/2016). Traduzione e sintesi di Irene Capiferri.

Nelle guerre civili scoppiate nel Levante e in alcuni paesi del Maghreb, la maggior parte delle opposizioni armate e delle varie milizie ha sposato posizioni islamiche e tutti si sono accalcati per domandare un aiuto esterno, sia a stati esteri che ad organizzazioni come Al-Qaeda o Daesh (ISIS), più forti economicamente e militarmente degli Stati antichi della regione.

In Iraq vi sono flotte aeree americane e australiane, oltre ad esperti inglesi, tedeschi e belgi, e gli americani formano generali e soldati (già in precedenza formati per l’occupazione di Baghdad nel 2003) per affrontare Daesh, che oggi controlla gran parte dell’Iraq orientale e meridionale. Sulla Siria volteggiano aerei russi, al fine di eliminare le “bande armate”, tra cui Daesh e il fronte Al-Nusra. La storia si ripete dunque? Lo sceriffo Hussein non aveva forse accolto la colonizzazione di Gran Bretagna e Francia come liberazione dall’occupazione ottomana, e apertura della strada verso l’indipendenza?

Cento anni dopo l’accordo Sykes-Picot (1916), sulle cui basi sono nati Iraq e Siria, Libano e Giordania, e altrettanti dopo la Dichiarazione Balfour (1917) che è alla base della fondazione dello stato di Israele in Palestina, gli Stati arabi nati quel giorno sono oggi sul punto di perdere la loro unità interna, mentre Israele sembra essere l’unico stato unitario nella regione nonché il più forte, come testimoniano le guerre che ha condotto contro gli Stati arabi. Perfino la Russia di Putin è stata costretta ad un’intesa con Israele, quando ha deciso di fornire supporto aereo al regime siriano; e i paesi occidentali hanno dovuto informare Israele di voler supportare l’esercito iracheno contro Daesh. Anche considerando l’Egitto, Israele rimane lo stato più forte, soprattutto alla luce degli accordi di Camp David.

Questo per quanto riguarda gli equilibri militari, ma anche sul lato economico la situazione dei paesi arabi in questione è disastrosa. La Siria è praticamente distrutta con la maggior parte delle sue città, e avrà bisogno di una ricostruzione totale che potrebbe richiedere dieci anni o più. Potrebbe aver perso un’intera generazione di bambini, nonché le fondamenta della sua economia, le risorse naturali ed energetiche; senza contare il problema della ricostruzione dell’unità nazionale.

Allo stesso modo oggi l’Iraq è un paese di edifici distrutti, di ricchezze nazionali saccheggiate, e di un popolo che muore di fame, a causa della corruzione del governo, ancora prima della conquista da parte di Daesh. Questo paese in rovina, sconvolto dai conflitti settari (tra sunniti e sciiti e tra arabi e curdi), avrà probabilmente bisogno di dieci anni o più per ricostruire uno stato e una nazione.

È necessario ricordare il fallimento della rivoluzione in Libia, in cui non esistono oggi né un popolo né uno stato unitari?

Così la maggior parte degli stati arabi, minacciati nella loro esistenza, chiedono aiuto all’esterno, ad Oriente e Occidente, per difendere le entità politiche che “il colonialismo occidentale ha allevato”, e ricostruire ciò che è andato distrutto, ossia proprio ciò che li rende nazioni con una propria bandiera ed un esercito. Quanto a Israele, conferma di essere la superpotenza nella regione, i cui leader non sanno come mantenere il loro stato forte e inespugnabile, se non continuando a governare tra le rovine!

Talal Salman è un giornalista libanese, fondatore del quotidiano As-Safir.

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Roberta Papaleo

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