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Donne yemenite: la primavera ancora non arriva

Donne in YemenDi Hind Al-Eryani. Now Lebanon (10/11/2013).

Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

Durante la primavera araba le donne si sono imposte sulla scena mediatica come forza trainante della rivoluzione in Yemen iniziata nel 2011. Tuttavia, le loro istanze hanno ben presto perso vigore, i partiti non hanno più riconosciuto loro quel ruolo di comando che avevano nel periodo delle rivolte e le forze tradizionali sono tornate inevitabilmente a dominare la scena politica.

Alla Conferenza di Dialogo Nazionale, incaricata, tra le altre cose, di redigere una bozza di Costituzione, le donne hanno nuovamente fatto sentire la loro voce chiedendo che nel testo costituzionale venissero tutelati i loro diritti. Secondo Amat Al-Alim Alsoswa, ex Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite e membro della Conferenza, il dialogo nazionale rappresenta una preziosa opportunità per le donne che, agendo come forza sociale compatta durante la rivoluzione, hanno dimostrato la capacità di organizzarsi e raggiungere gli obiettivi acquisendo maggior consapevolezza dei loro diritti.

Da parte sua, Arwa Othman, presidente del Comitato per i diritti e le libertà alla Conferenza di Dialogo Nazionale, sottolinea come questa abbia dato voce alle donne che erano rimaste nell’ombra durante la rivoluzione a causa della faziosità dei media, anche se ha sorpreso l’opinione di alcune seguaci di partiti radicali che si sono dette fortemente contrarie al riconoscimento di diritti specifici per la donna e si sono opposte a una legge contro la violenza di genere, che è stata in ogni caso approvata, perché ritenuta contraria ai dettami della Shari’a.

Per Huriah Mashhoor, Ministro per i diritti umani, il 30% di partecipazione femminile alla Conferenza rappresenta un segnale molto positivo per il futuro. Di un’altra opinione è, invece, Radia Al Mutawakkel, attivista per i diritti umani e membro dimissionario del comitato organizzativo della Conferenza di Dialogo Nazionale, la quale ritiene che sia segno di superficialità appiattire tutte le questioni, sia politiche che di diritti della donna, alla mera presenza di quote rosa alla Conferenza, lungi dal rappresentare una conquista. Se ci fosse un reale cambiamento questo si rifletterebbe, non tanto sulla Conferenza di Dialogo, quanto sull’approccio dello Stato nei confronti delle donne, che tuttora sono assenti dalle nomine di governo.

Al Mutawakkel, dunque, si dice tutt’altro che ottimista e sostiene che la condizione delle donne rifletta la situazione generale dello Yemen: “non c’è alcuna prospettiva per un futuro migliore; la debolezza della società civile in Yemen, effetto di un Governo fallito, si ripercuote negativamente sulla questione delle donne e dei diritti e il cambiamento appare sempre più lontano”.

 

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Viviana Schiavo

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