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Donne sotto tutela

Zoom 11 dic donne tutela3Di Suha al-Jundi. Elaph (08/12/2013). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Nei Paesi musulmani, la tutela probabilmente è la principale offesa ai diritti delle donne, soprattutto in quanto le leggi sullo statuto personale derivano dalla scuola hanafita e da quella malikita. Questo istituto gioca un ruolo cruciale nel determinare lo stato di inferiorità della donna in vari ambiti della vita, decretando il fallimento della società nel suo insieme.

Per il diritto islamico, la tutela consiste nella concessione dell’autorità legale ad una persona qualificata, in grado di curare gli interessi e i diritti di un’altra che non ha la capacità di farlo autonomamente. In questa definizione rientrano tre categorie: il minore, il folle e la donna. Mentre per i primi due la tutela cessa rispettivamente quando viene raggiunta la maggiore età e recuperato il senno, la donna non può mai affrancarsi poiché il carattere femminile è permanente. In altre parole, mai corso della vita è ritenuta in possesso delle facoltà mentali e ciò richiede che un uomo si occupi di lei.

L’autorità maschile e il diritto di esercitare la tutela in termini di parentela trovano conferma nelle leggi sullo statuto personale delle società musulmane. Ad esempio, in Giordania la donna resta sotto tutela fino ai trent’anni, termine che può essere esteso se la donna non è considerata affidabile. In Arabia Saudita e in Yemen, invece, la tutela dura per tutta la vita. La donna è completamente a carico dell’uomo e senza il suo consenso non può sposarsi, viaggiare o avere documenti di identità.

Se il tutore abusa del suo potere, la donna può chiedere al tribunale la revoca del mandato, ma deve riuscire a dimostrarlo altrimenti non può affrancarsi e finirà sotto la tutela del secondo maschio di famiglia, che può essere il fratello, il nonno o lo zio. In ogni caso, muovere un accusa del genere è un atto riprovevole, fonte di discordia familiare ma soprattutto di cattiva reputazione per la donna.

L’istituto della tutela non tiene conto del fatto che la situazione di oggi è completamente diversa rispetto a quella vissuta all’epoca del Profeta, in cui c’era un reale pericolo di invasioni e la donna era in una condizione di dipendenza dall’uomo per il sostentamento e la protezione. Oggi la donna è istruita, ha un reddito e può ritenersi autonoma.

L’islam non può non considerare questi cambiamenti e adattare le sue leggi alle nuove esigenze della società.  In particolare, le donne non possono più essere soggette all’onestà e all’integrità del tutore ed essere di fatto trattate come una sua proprietà.

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Roberta Papaleo

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