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Con altre parole I Blog di Arabpress Palestina

“Donne palestinesi in guerra: da madri della nazione a shahidat” di Maria Antonietta Crapsi

Dal blog Con altre parole d Beatrice Tauro

Il testo di cui ci occupiamo oggi nel nostro blog nasce come tesi di laurea ed è poi stato pubblicato in formato epub per i tipi di StreetLib.

L’autrice si pone come obiettivo quello di analizzare il ruolo delle donne palestinesi in guerra, nell’arco temporale che va dagli anni ’20 del secolo scorso fino al 2002, anno in cui inizia l’era delle donne kamikaze o suicide bomber.

L’analisi condotta cerca di capire quanto e come le donne avessero partecipato ai vari e numerosi conflitti che hanno devastato e continuato a devastare il territorio palestinese. Ma anche comprendere quale ruolo hanno giocato le donne nel processo di nation-building e di liberazione della Palestina.

Il percorso compiuto dalle donne nell’arco temporale analizzato le vede trasformarsi da madri della nazione a guerrigliere negli anni ’70 e a shahida (martire) a partire dai primi anni del nuovo millennio.

In realtà le donne sono state sempre coinvolte nei processi rivoluzionari e di liberazione della Palestina, sebbene per lo più secondo la “two stage liberation theory”, che prevede in primis la liberazione dell’intero popolo palestinese e poi quella delle donne all’interno della società, come a dire che le donne non possono rivendicare diritti che non vengono riconosciuti nemmeno agli uomini.

Negli anni ’30 le donne con le loro associazioni sono presenti nelle manifestazioni contro l’imperialismo britannico, rivendicando contestualmente un panarabismo femminista che accomuni tutte le donne del mondo arabo, non solo le palestinesi.

Gli anni ’50 vedono le donne gradualmente abbandonare il ruolo di “care givers” per trasformarsi in individui “con il vento nei capelli”, espressione utilizzata per indicare donne troppo libere rispetto alle norme sociali tradizionali della società palestinese.

Nel corso della guerra del 1967 le donne partecipano alla resistenza armata e lo fanno sia semplicemente svolgendo attività socialmente riconosciute, sia denunciando le violenze subite dal popolo palestinese sia infine anche attraverso una resistenza fisica, come per esempio nei casi di demolizione delle case da parte dei coloni. Con l’aumentare dell’uso della violenza nella resistenza anti-israeliana anche le donne rivendicano il diritto ad imbracciare il fucile. Leila Khaled diventa l’icona della lotta di liberazione palestinese.

Gli anni ’70 e ’80 portano significativi cambiamenti nella partecipazione delle donne alla guerra. Comincia a prevalere la visione femminista e le donne vogliono essere equiparate agli uomini nella lotta per la liberazione della Palestina. La rivendicazione dei diritti arriva anche all’interno delle famiglie, ma la liberazione effettiva delle donne dai modelli patriarcali e maschilisti potrà avvenire solo ad avvenuta liberazione della nazione. Ancora una volta le donne tornano in secondo piano e con l’avvento di Hamas a fine anni ’80 il ruolo delle donne nei partiti viene ridimensionato così come la loro partecipazione alla lotta per la liberazione nazionale.

Ma le donne palestinesi non si arrendono e parteciperanno con entusiasmo alla prima intifada, fra il 1987 e il 1991, imponendosi come elemento di continuità con l’impegno sempre dimostrato nella lotta per la liberazione del popolo palestinese.

All’inizio degli anni 2000 inizia il fenomeno delle shahidat, le martiri che danno la vita pur di offrire il proprio contributo alla lotta nazionale. Ma in quegli anni emergono anche figure come Hanan Ashrawi che invece fa del pacifismo la sua bandiera di attivista politica.

Sebbene nel 1994 sia stata varata la Carta delle donne, con il riconoscimento dei diritti femminili, l’avvento e il crescente potere di Hamas di fatto comporta un arretramento delle donne nella lotta, fenomeno che si coniuga anche con una forte impronta conservatrice all’interno delle neonate istituzioni statali che mettono in secondo piano i temi legati all’emancipazione femminile.

L’affresco che ci regala l’autrice di questo interessante testo è quello di donne determinate ad affermare il proprio ruolo all’interno del contesto sociale nazionale, offrendo il proprio fattivo contributo alla lotta per la liberazione della nazione. Donne che non si sono mai tirate indietro, sia che dovessero occuparsi dei feriti, della famiglia, di attività di carattere sociale, sia che dovessero imbracciare il fucile o peggio farsi esplodere per la causa palestinese.

Segnaliamo che il volume si apre con una bellissima dedica dell’autrice alle donne della sua famiglia.


Beatrice Tauro

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