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Le donne di Nawal al-Saadawi a piazza Tahrir

Di Katya al-Taweel. Al-Hayat (09/04/2014). Traduzione e sintesi di Lia Brigida Marra.

Nel suo nuovo romanzo, “Innahu al-Damm” (“Sangue”), Nawal al-Saadawi torna con la sua immagine ribelle, il suo stile rivoluzionario e il suo grido di incitamento alla libertà per scrivere, stavolta, il romanzo della rivoluzione egiziana direttamente da piazza Tahrir, attraverso i racconti delle sue donne, dei suoi ragazzi e del sangue che vi è stato versato.

Il titolo del romanzo non è casuale: il sangue incornicia l’intero spazio narrativo. Simbolo di morte piuttosto che di vita, lo troviamo prima di tutto a piazza Tahrir con migliaia di cadaveri impilati l’uno sull’altro, impossibili da identificare. Ricompare, poi, con i due parti principali del romanzo (Fuada dà alla luce Dalya, Saadiyya mette al mondo Hanadi) per farsi incarnazione stessa del dolore: un nuovo anello nella catena della schiavitù a cui madre e figlia sono costrette. Lo ritroviamo, infine, a dominare la scena quando Shakir (marito di Fuada) violenta Hanadi, appena sedicenne. L’odore del suo sangue “corrotto” continuerà a inseguire la ragazzina come la sua stessa ombra, persino dopo l’aborto.

Il sangue è protagonista, implicito, anche della vita di Fuada, giornalista forte e testarda, fedele alla verità, alla giustizia, ai valori morali e umani. La vediamo infatti sanguinare, in silenzio, quando si batte contro il caporedattore che tenta di impedirle di raccontare la verità; quando ascolta i colleghi che le consigliano di lasciarla perdere la verità e seguire la corrente; quando osserva il marito Shakir, uomo gretto e ipocrita, che nasconde la sua vera natura dietro alle maschere della calma e della civiltà. Fuada, alter ego dell’autrice, è una donna che odia la corruzione, la tirannia e le restrizioni. Sogna la giustizia e scrive, audace, perché la società riemerga dalle putride tenebre in cui, da anni, è immersa.

Dal punto di vista della struttura narrativa, Nawal al-Saadawi ha costruito “Innahu al-Damm” alternando la descrizione del presente dei personaggi, che vediamo inneggiare lo slogan “Abbasso il regime” in piazza Tahrir, alla rievocazione del loro passato mediante molteplici flashback che generano una fitta rete di sotto-trame. Un’analoga alternanza, motivo di ambiguità ma al contempo di vivacità per il testo, la ritroviamo nella voce narrante: talora è uno dei personaggi femminili, talaltra un narratore esterno onnisciente.

“Innahu al-Damm” si chiude con il presidente che schernisce, sarcastico, le donne di piazza Tahrir. Un sarcasmo effimero, il suo: l’autrice e il lettore sanno bene che, alla fine, saranno le donne ad avere la meglio, deponendo un presidente che, benché tiranno, non potrà fronteggiare la rivoluzione, le donne, la giustizia, la dignità, la libertà e il sangue.

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Roberta Papaleo

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